Gioco
Schiavone, 10 anni fa la grande impresa di Parigi che cambiò la nostra storia
Vezio Trifoni
Dieci anni fa la Leonessa Schiavone conquistò l'Open di Francia. Le sensazioni e i sentimenti della vittoria in finale sull’australiana Sam Stosur sono difficili da restituire. Nel decennio seguito a quel giorno abbiamo vissuto tante altre emozioni e soddisfazioni grandissime. Alle imprese delle donne si sono aggiunte quelle degli uomini. Prima le soddisfazioni erano i quarti di Laura Golarsa a Wimbledon nel 1989, quelli di Cristiano Caratti in Australia nel 1991, Renzo Furlan a Parigi nel 1995, Davide Sanguinetti a Wimbledon nel 1998, Silvia Farina a Wimbledon nel 2003. La stessa Francesca Schiavone agli Us Open nel 2003 e a Wimbledon nel 2009. Poi è arrivata Francesca. Da lì è stata davvero un’altra storia. Francesca gioca una partita perfetta. Coraggiosa, intelligente, emozionante per la meraviglia tecnica e la lucidità tattica delle giocate. Prevale negli scambi su una tennista più potente di lei. Chiude a rete dei punti nei quali si trova inizialmente a doversi difendere con i denti. E quando arriva il tie-break del secondo set e tutti noi siamo paralizzati dalla tensione, lei vince facile. Da speranza diventa campionessa. Si va a prendere tutti i punti. Li conquista a rete, da fondo, di forza e di classe. Domina.. Da quel momento niente è più uguale a prima nel tennis italiano dopo la sua vittoria. Sono saltati tutti i parametri. Si può sognare ma non ci si può più accontentare. Perché Francesca non è una super donna, non ha avuto vantaggi particolari da Madre Natura, Non è alta un metro e ottanta, non è stata enfant prodige, non l'ha allenata gratis Bollettieri, arriva al successo a trent'anni. Dunque basta lamentarsi, trovare scuse, tirare a campare. Tutti ce la possono fare, se sono disposti a mettersi in gioco fino in fondo. «Niente è impossibile» c'è scritto sulle magliette che le sue tifose hanno stampato per la finalissima. Proprio vero. —
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