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La C2? Meglio una super-B

Luca Santoni
La C2? Meglio una super-B

«Stiamo pensando a format del tutto nuovi, è un’occasione unica per il calcio»

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Luca Santoni

Cosa uscirà dal Consiglio Federale della Figc? In vista dell'attesissima riunione di domani, Cosimo Sibilia rilascia un'intervista esclusiva al Tirreno, per fare il punto della situazione. Il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, e Vice Presidente Vicario della Figc, rilancia la necessità di cambiamenti immediati al format dei campionati, per preparare il terreno a future riforme. Una rivoluzione che dovrà passare anche dalla riduzione del numero delle società professionistiche.

Secco, invece, il “niet” alla rinascita della Serie C2. Sibilia sembra tracciare la strada verso l'allargamento almeno parziale della serie cadetta. Possibile, quindi, immaginare già da questa stagione l'aumento delle società della Serie C ammesse ad una B, se non a 40, almeno a 22.

Sibilia inoltre ha garantito la partenza regolare della stagione nella Lnd, rilanciando però la necessità di interventi da parte del governo in aiuto delle società dilettanti.

Presidente, si parla tanto della necessità di riformare il calcio, partendo dalla riduzione delle società professionistiche da 100 a 60, anche se in questi ultimi giorni sembra prevalere una linea più conservativa. Il cambio dei format dei campionati potrà essere oggetto di discussione nel prossimo Consiglio Federale o l'epoca delle grandi riforme dovrà essere posticipata?

«Bisogna fare un distinguo tra riforme e cambio di format: sono due parole che si somigliano, ma non significano la stessa cosa. Per riforma si deve intendere una revisione dell’area del professionismo che, come ho sostenuto più volte, non è più sostenibile per costi e per numeri. Le variazioni al format, anche immediate, potrebbero invece aiutarci nella ripresa e gettare le basi per una ristrutturazione definitiva a partire dalla stagione 2021-2022. In ogni caso abbiamo un’occasione unica, con poteri speciali, per rinnovare il calcio italiano e questa governance non può farsi scappare un’opportunità del genere».

Rimanendo in tema di riforme, in queste ultime settimane sono emerse due filosofie divergenti, entrambe giustificate con lo scopo di ridurre i costi del calcio. Una prima ipotesi è quella di una Serie A a 20 squadre, una B a 40 divisa in due gironi, una Terza Serie da 60 squadre divise in tre gironi e a seguire la Serie D. Una seconda soluzione lascerebbe immutati i format di Serie A e B, dividendo la C in “C1 elite” e “C2 Semi-pro”, che andrebbe a frapporsi tra il mondo dei professionisti e la Serie D. Qual è il suo orientamento su questo tema?

«Sono semplicemente dell’avviso che non è pensabile l’aggiunta di un ulteriore gradino alla scala del calcio professionistico. In questo modo si danneggerebbero i piani di quei club virtuosi che, partendo dai Dilettanti, hanno programmato un serio e ambizioso percorso di crescita».

E’ realistico aspettarsi la partenza regolare della prossima stagione dei campionati dilettanti e la riapertura, seppur parziale, degli impianti al pubblico, oppure c'è il rischio di andare verso slittamenti o partite a porte chiuse per l'annata 2020-2021?

«La stagione dei Dilettanti partirà regolarmente il primo di luglio, per far scattare tutti gli adempimenti di natura organizzativa. Se ci sarà l’ok da parte delle autorità governative e sanitarie è nostra ferma intenzione poter ripartire, normalmente a settembre. Il nodo delle porte chiuse o delle aperture parziali sarà chiarito a breve con l’introduzione di un protocollo adeguato alle nostre attività».

L’emergenza coronavirus ha messo a nudo le fragilità del sistema calcio italiano, compreso il mondo dei dilettanti. Posticipando cambiamenti radicali, non si corre il rischio di far incancrenire certe criticità e che dalla prossima stagione tanti club faticheranno ad iscriversi ai campionati?

«Io credo che l’emergenza abbia messo a dura prova l’Italia, prima di tutto. Le società dilettantistiche, essendo l’espressione più reale del Paese, rischiano di pagare un conto molto salato. In seguito alle riaperture si percepisce però un maggiore ottimismo rispetto ai mesi del lockdown, registrando una gran voglia di ripartire. Ma nel nostro mondo molto dipenderà dagli interventi pubblici, finora più volte annunciati e mai tradotti in atti concreti. Mi auguro arrivino presto, perché il movimento dei Dilettanti ne ha bisogno, per poter tornare a esercitare il suo prezioso ruolo sportivo e sociale». —

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