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La Ciclistica Pratese 1927 rischia di scomparire

Vezio Trifoni
Carlo Iannelli presidente della Ciclistica Pratese 1927
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Carlo Iannelli presidente della Ciclistica Pratese 1927

Il presidente Iannelli, dopo la morte del figlio ciclista, scrive al sindaco: «Non ho più la serenità per occuparmene, chi è interessato si faccia avanti»

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PRATO. Tre mesi di lock down a causa del coronavirus ma ora per Carlo Iannelli, padre di Giovanni, il 22 enne ciclista che ha perso la vita il 5 ottobre 2019 nella volata a Molino dei Torti (in provincia di Alessandria) per una caduta rovinosa, è il momento di far sapere al sindaco Matteo Biffoni cosa si vuole fare della Ciclistica Pratese 1927 e lo ha fatto con una lettera pubblica lo scorso 2 giugno.

«Ho inviato un messaggio al primo cittadino di Prato ma lo mando a tutti, per salvare e continuare la tradizione della storica società Pratese – dice Iannelli – Buongiorno Matteo e buona festa della Repubblica. A riguardo della Pratese il sottoscritto per ovvi motivi non ha più voglia di occuparsene. Il 31 luglio scadrà il termine prorogato dalla federciclismo per il rinnovo della affiliazione. Per cui se qualcuno si vuole assumere l’onere si faccia avanti. È stata trovata una sede, è stato trasferito e messo al sicuro tutto il materiale, per cui c’è solamente da rimboccarsi le maniche per portare avanti questa realtà che come ho sempre detto è anche un pezzo importante di storia di questa città. Non rinnovare l’affiliazione significherebbe perdere tutto questo patrimonio. Io sono a disposizione per incontrare e parlare con chi è interessato. Un grosso abbraccio. Scusami. A presto».

Una scadenza che potrebbe far scomparire un’associazione storica di Prato. Un momento dove il ciclismo è fermo e attende la ripartenza ma soprattutto dopo la sentenza (di marzo) dei giudici di appello sul ricorso della Cipriani e Gestri, società dove correva Giovanni, e che ha confermato che la parte finale di quel percorso non era in regola con due irregolarità tecnico-organizzative.

La prima è legata alla mancanza delle transenne e al rettilineo pericoloso rispetto alla parte finale della gara. L’arrivo della gara non era conforme alla prescrizioni: servono almeno 300 metri di transenne in quel punto (150 per ciascun lato). Secondo quanto emerso dall’istruttoria, invece, erano coperti solo 126 metri complessivamente. e poi «la non conformità della zona di arrivo alle necessità di sicurezza». L’ampiezza della strada è conforme ma poco prima dell’inizio della transennatura ci sono due ostacoli: un palo segnaletico di un parcheggio e un pilastro in muratura di sostegno a un cancello che invadono la banchina lasciata libera e percorribile dagli atleti.

«La zona di arrivo non può dirsi rispondente alle esigenze di sicurezza degli atleti», Sono ancora in corso le indagini della magistratura di Alessandria e prosegue l’inchiesta penale e indaga anche la procura della Federazione ciclistica italiana e quella del Coni. «È stato un periodo non facile perché era tutto bloccato e quindi anche i procedimenti – spiega Carlo Iannelli – so che stanno continuando ad acquisire documentazioni. Quello che è successo non deve accadere più a nessuno. Chiedo solo giustizia per Giovanni. In questi mesi di pandemia ho cercato addetti ai lavori e dirigenti ma in pochissimi mi hanno risposto. Spero che in questo momento così difficile per tante persone si possa ritrovare un nuovo ciclismo (più sicuro) e salvare la Pratese». —
 

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