Gioco
Udinese e Milan, primato italiano delle panchine “girevoli”
Lo studio del Cies sulla “vita” delle panchineprende in esame anche la serie A che, a sorpresa, non è poi quel campionato ricco di esoneri che si potrebbe pensare. La media di allenatori che si sono succeduti negli ultimi cinque anni su una panchina “italiana” è di 3,9 a squadra, non certo la più bassa tra i campionati presi in esame dallo studio, ma neanche la più alta, anzi. Per esempio, è lontana anni luce dalla media della Primera Division boliviana, torneo nel quale il cambio di allenatore è sempre dietro l'angolo. Se invece limitiamo l'analisi ai cinque campionati più importanti, soltanto la Liga presenta una media più elevata, sia pure di pochi decimi.
Tra le 98 squadre dei tornei più importanti, in assoluto il club che nei cinque anni più recenti ha proposto il maggior numero di allenatori è l'Udinese. Come sono lontani i tempi in cui Francesco Guidolin rimase per cinque campionati alla guida delle zebrette friulane, conquistando i migliori risultati mai raggiunti dai bianconeri del nord est. Dopo di lui si sono avvicendati la bellezza di 10 allenatori, partendo da Andrea Stramaccioni per arrivare a Luca Gotti, passando per nomi importanti come Delneri, Iachini e De Canio. La mancanza di continuità in panchina è alla base anche delle recenti traversie del Milan; vero che in casa rossonera dopo l'addio di Berlusconi i problemi sono stati di natura societaria, ma l'avvicendarsi di così tanti allenatori non ha certo risolto le problematiche tecniche. Qualche nome ? Giampaolo, sedotto e abbandonato dopo pochi mesi, Mihajlovic, Montella, Gattuso. Lo stesso ragionamento vale anche per l'altra parrocchia milanese, quella nerazzurra: sulla panchina dell'Inter si sono alternati ben 6 allenatori, ai quali è stato permesso di condurre il “Biscione” per una media pro capire di neanche 32 partite. Poche, troppo poche, considerando che stiamo parlando di autentici califfi della panchina come Mancini, Spalletti e, buon ultimo, Antonio Conte. Scelte sbagliate, basta guardare in casa della società che da quasi un decennio sta dominando il nostro campionato, la Juventus.
Dopo i cambi a raffica di qualche anno fa – Ferrara, Delneri, Ranieri, Zaccheroni – a Torino si è scelta la via della continuità, con Antonio Conte prima e Max Allegri poi, sempre difesi a spada tratta, ricevendone in cambio otto scudetti consecutivi. Una lezione che dovrebbe servire da insegnamento per tutte quelle società che cambiano mister ad ogni refolo di vento. —A.G.
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