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«Così il Giro d’Italia è troppo penalizzato, che errore farlo coincidere con la Roubaix»

STEFANO FIORI
Edita Pucinskaite, regina di tutti i tempi del ciclismo rosa: ha scelto Monsummano per vivere dopo una carriera in cui ha vinto tutto
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Edita Pucinskaite, regina di tutti i tempi del ciclismo rosa: ha scelto Monsummano per vivere dopo una carriera in cui ha vinto tutto

Edita Pucinskaite fa le carte alla stagione e racconta: «Ho fatto gli auguri a Bartoli, un gran campione, niente a che vedere con un certo Cipollini» 

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Una vittoria al Tour de France 1998 indossando la maglia Gialla dalla prima all'ultima tappa, sette successi di tappa ottenuti in vari anni sempre al Tour, il campionato mondiale su strada a Verona nel 1999, due vittorie al Giro d'Italia nel 2006 e 2007 corredate da sei successi di tappa. Un palmarès impressionante, che se appartenesse ad un ciclista di sesso maschile lo designerebbe Campione tra i Campioni di tutti i tempi. L'albo d'oro in questione appartiene a Edita Pucinskaite Rossi, ciclista italo-lituana nata nel 1975 a Naujoji Akmené nella regione di Samogizia a Nord Ovest della Lituania e che ormai da anni risiede col marito Roberto Rossi e i figlioletti Thomas e Lucas a Monsummano Terme, la cittadina famosa per avere dato i natali all'attore e chansonnier Yves Montand.

Edita continua a esibirsi soprattutto nelle Gran Fondo a scopi benefici con la maglia dell'Avis Bike di Pistoia.

Come avete vissuto la quarantena?

«All'inizio abbiamo sottovalutato il virus. Poi, grazie alle spiegazioni di mio marito che lavora nel settore sanitario, i contorni della pandemia sono diventati più inquietanti e ci siamo adeguati alle normative. A febbraio credo che abbiamo rischiato grosso, decidendo forse incautamente di andare a trovare mia sorella Daiva, che è docente universitaria di matematica in Oman. Era diverso tempo che non ci incontravamo, mentre l'altra nostra sorella, Ingrida, lavora presso la Commissione della UE a Bruxelles e viene spesso in Italia a trovarmi. In breve il viaggio è andato bene ma ora anche l'Oman è alle prese con la grave pandemia del coronavirus».

Come avete affrontato l'emergenza virus in casa?

«Ha prevalso la consapevolezza che l'isolamento fosse l'unica strada da seguire. Siamo stati ancora più vicini a Thomas e Lucas, ai quali ho iniziato a insegnare la lingua lituana con malcelato orgoglio, mentre per quanto riguarda me e Roberto, dopo che ci siamo dedicati a fare tutte quelle cose da sempre rinviate, ha prevalso un certo fatalismo».

In che senso?

«Esperienze come questa ti fanno capire che noi esseri umani siamo molto precari, che da un giorno all'altro tutto può rovesciarsi e fare vacillare le nostre certezze».

Quest'anno niente Gran Fondo Avis-Edita Pucinskaite? «Purtroppo no ed è un vero peccato perché avevamo predisposto parecchie e coinvolgenti novità. Inoltre il team Avis Bike Pistoia avrebbe festeggiato proprio nel 2020 i suoi primi dieci anni di attività. La nostra non è una società indirizzata verso l'agonismo, ci occupiamo di solidarietà e beneficenza e pure in questo periodo abbiamo organizzato gare virtuali a scopo benefico, insieme alle consuete donazioni del sangue. Ma state certi che nel 2021 la Gran Fondo Avis-Pucinskaite tornerà».

Insomma, nulla a che vedere con quei cicloamatori che anche durante il lockdown hanno continuato ad allenarsi nemmeno dovessero correre il Tour...

«Macché, questi cicloamatori così accaniti hanno fatto ridere il mondo con le loro forsennate esibizioni sui rulli e con certe uscite esterne in allenamento non autorizzate, poi giustamente punite dalle autorità. Tutto ciò dimostra come in quell'ambiente di realmente sportivo ci sia ben poco; girano troppi soldi, con gente pronta a tutto per guadagnarseli».

Parliamo del ciclismo femminile, com'è la situazione attuale in Italia e all'estero?

«In Italia, dopo annate molto positive, c'è una leggera pausa ma vedo affacciarsi delle ragazze molto in gamba, come Letizia Paternoster capace di vincere in diverse specialità. È una giovane interessante, in sicura crescita. All'estero continua il dominio delle olandesi, favorite anche dal tipo di gare che assomigliano sempre di più a delle Classiche in linea. Van Vleuten, Vos e tante altre stanno dominando la scena quasi indisturbate».

E la sua Lituania?

«Siamo ridotte abbastanza male, solo Rasa Leleivyte è rimasta competitiva, ma di recente si è infortunata gravemente. Tuttavia non tutto il male viene per nuocere ed essendo già stata selezionata per le Olimpiadi, Rasa potrà prepararsi con calma dopo lo spostamento dei Giochi al 2021».

Intanto Michele Bartoli ha compiuto 50 anni, gli ha fatto gli auguri?

«Certamente, è un amico, lo stimo, grande persona e grande campione, modesto, semplice e con un carattere esemplare. Nulla a che vedere, ad esempio, con un certo Cipollini...».

Come valuta il nuovo calendario maschile Uci, tutto spostato da agosto in poi?

«Era importante ripartire, ma il Giro d'Italia è stato troppo penalizzato, più di ogni altra gara e la concomitanza con la Roubaix non si può proprio accettare».

22 anni di carriera, 98 vittorie in totale, ha più ricevuto o più dato al ciclismo?

«Ritengo di essere in perfetto equilibrio, anche perché – fortunatamente - non ho mai subito gravi infortuni o lunghi stop».

Il bilancio della sua vita, almeno finora?

«Sono pienamente soddisfatta, fiera della mia carriera sportiva e strafelice della mia bellissima famiglia. Invecchiare non mi fa paura e, comunque, conto di tenermi in forma dedicandomi alle attività in cui mi ha coinvolta ormai da anni il team Avis Bike di Pistoia».


 

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