Gioco
«Il condottiero più amato»
Lo scrittore Crepaldi svela i retroscena di un tecnico speciale
LIVORNO. Il condottiero della Sampdoria scudettata fu un istrione slavo, Vujadin Boskov. A conoscerlo meglio ci aiuta lo scrittore Danilo Crepaldi, che del “Mago di Novi Sad” ha scritto una fortunata biografia, “Pallone entra quando dio vuole”. Reduce dall'ultima sua fatica letteraria, dedicata al fuoriclasse russo Zavarov, ci aiuta a comprendere meglio la figura del tecnico slavo.
Quanto fu importante Boskov nello scudetto doriano ?
« “Vujke” - questo il suo soprannome - fu basilare in tutto il percorso di crescita blucerchiato. Quando arrivò a Genova trovò ottimi giocatori ed una struttura societaria solidissima: mancava solo un condottiero, parte che Boskov impersonò alla perfezione. Grazie a lui, al suo modo di fare, l'alchimia che si venne a creare nell'ambiente sampdoriano divenne unica in Italia, portando la squadra a risultati mai raggiunti prima».
Qual era la sua gestione nel gruppo ?
«Particolare, la riassume uno dei suoi celebri aforismi: "l'allenatore deve essere allo stesso tempo maestro, amico e poliziotto". E per molti dei suoi ragazzi fu proprio un maestro di vita; grazie a lui crebbero sia come calciatori che come uomini. Fine psicologo, sapeva leggere le situazioni e capiva come intervenire, quando usare il bastone e quando la carota».
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Cosa regalò al gruppo blucerchiato ?
«Boskov riusci a migliorare i doriani non tanto dal punto di vista squisitamente tecnico o tattico ma, lavorando molto sull'aspetto psicologico, creò nella squadra una mentalità vincente, alzando alle stelle l'autostima dei calciatori. Un modo di fare ben riassunto nelle tre parole “Noi siamo Sampdoria”, perfette per far capire ai suoi giocatori che non erano inferiori a nessuno»
A chi era più affezionato ?
«Ebbe splendidi rapporti con tutti ma uno speciale con Mancini, Vierchowod e Vialli. Con Gianluca vi era un rapporto paterno, lui era una sorta di padre putativo».
Ci racconta qualche aneddoto sul pittoresco Vujadin ?
«Ce me sono migliaia, frutto del suo modo di approcciarsi alle difficoltà della vita. Nel mio libro ne cito tantissimi, mi piace ricordare il rapporto con Cerezo; il carioca veniva continuamente sgridato e multato da Boskov perchè si recava a fare allenamento in bicicletta, quando Vujke lo vedeva gli gridava: "Toninho tu non è biciclista, un milione di multa". Oppure quando, dopo un intervento non ortodosso, apostrofò così un giovane Pagliuca: "Gianluca tu sei puma, ma per essere grande portiere devi essere anche volpe e tu non sei ancora volpe"»-
Il fatto che fosse così folcloristico non deve far passare in secondo piano la sua bravura.
«Questo è uno dei motivi che mi hanno spinto a scriverne la biografia. In Italia, Vujadin Boskov viene spesso ricordato solo per i suoi aforismi e non per ciò che realmente rappresenta. Ma parliamo di uno che da giocatore è stato una colonna della nazionale jugoslava e da allenatore ha guidato il Real Madrid, condotto fino alla finale di Coppa dei Campioni, poi persa col Liverpool». —
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