Il Tirreno

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Addio a Simoni, il gentiluomo del calcio che si era guadagnato il rispetto sul campo

GIORGIO BILLERI

È morto a 81 anni. Prima buon calciatore, poi una carriera quarantennale di allenatore con otto promozioni e una Coppa Uefa 

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IL RICORDO

GIORGIO BILLERI

Il sorriso di Gigi sta planando lassù, in un posto - se esiste - dove sorridere è per sempre. Lassù, dove da tanti anni lo aspettano l’amico Gigi Meroni, l’altro Gigi granata, quello che portava le galline al guinzaglio, il cavalier Luzzara, illuminato Creso di provincia che lo scelse per inventare la favola della Cremonese, o Romeo Anconetani, con il quale non furono sempre rose e fiori ma che a Gigi volle bene. A tutti quelli che restano quaggiù, da Roberto Baggio a Ronaldo il fenomeno alle legioni di tifosi di ogni fede che hanno riempito di cuori e fiori i muri virtuali dei social, Luigi Simoni, che ha lasciato ieri il campo di gioco a 81 anni, mancherà moltissimo. A tutti, perchè Gigi era uomo che univa. Che volava sopra le miserie di un ambiente spesso spiazzato da chi, come lui, rifuggeva dalle facili ribalte, dalla gloria effimera, per scegliere di guadagnarsi il rispetto sul campo, masticando il pane duro della provincia, lavorando. Perchè vincere (otto promozioni, pochissimi come lui) lontano dalle luci della ribalta gli dava un gusto diverso. Il sorriso e gli occhi di Gigi erano la combinazione perfetta per farti capire che lui era differente. Un’espressione ironica e gentile, infarcita anche di quella furbizia sana che aveva imparato da talentuosa ala destra tra Genoa, Juve, Brescia e Toro e che aveva sublimato negli oltre 30 anni di panchina. Gli altri litigavano, lui alzava il sopracciglio. Gli altri rotolavano nel fango della polemica, lui sorvolava la pozzanghera in frac, elegante e sempre onesto, mai una parola contro nessuno. E’ vero, Gigi Simoni resterà per sempre nel cuore dei tifosi dell’Inter anche se lo scudetto non l’ha vinto, ma resterà - e forse nessuno ci è riuscito, a parte, forse, Bearzot - nei cuori e nel ricordo di tutta l’Italia del pallone. Perchè era un uomo vero, speciale, elegante, educato. Un quadrifoglio in un prato, quello del calcio, pieno di rovi e spine.

Un uomo così doveva, per forza di cose, avere al fianco una donna al suo livello: Monica, che ha camminato professionalmente con me, con noi del Tirreno per tanti anni, e che adesso, commossi, abbracciamo. —

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di Redazione web