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IL DIRETTORE SPORTIVO DELLA FIORENTINA 

Pradè: sì, ero contagiato e Firenze mi ha sostenuto Ora voglio ricambiare

Brunella Ciullini

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FIRENZE

«Il momento più brutto è stato rendermi conto che avevo portato in virus in casa mia». Daniele Pradè racconta la sua odissea con commozione. Ne è venuto fuori dopo quasi 50 giorni (e ancora adesso si sente stanco) ma quel che più gli ha fatto male è vedere che via via si stavano ammalando suoi cari: la moglie, la figlia di 12 anni, i nipoti, i cognati e i suoceri che sono stati ricoverati per 30 giorni allo Spallanzani. «Pentito di essere tornato a Roma? Normale colpevolizzarsi, io stavo benissimo quando sono tornato a casa, non avevamo fatto tamponi ma neppure c'erano stati ancora segnali di positività nel club. Questo è un virus subdolo e bastardo, ringrazio i medici e i tanti che mi sono stati vicino, da Commisso a Lotito. E mi farò portavoce a richiamare tutti alla massima attenzione». Fresco di rinnovo il ds viola si racconta a Sky Sport e comunque tanti sapevano. Nel rispetto della privacy si è scelto il silenzio. E lui ringrazia aggiungendo di essere deciso a ricambiare dando il massimo per riportare la Fiorentina ad alti livelli. «Servirà del tempo per arrivare al pari delle big che fatturano tre volte tanto o magari club come Lazio e Atalanta che meritano i complimenti. Ma la nostra società è forte e sana e non ha bisogno di vendere - dice riferendosi ai richiestissimi Chiesa, Castrovilli e Milenkovic - Nessuno ci ha chiesto ad ora di andarsene e a proposito di Federico il presidente è stato chiaro. Vogliamo completarci, cercheremo giocatori vogliosi di venire e resterà chi ha intenzione di farlo. Sarà un mercato meno dopato e più fantasioso». —

Brunella Ciullini



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