Il Tirreno

Sport

«Livorno è una mamma, a Torino trovo la pace Di notte studio le punte...». Tutto Chiellini dall'A alla Z

Giorgio Billeri
«Livorno è una mamma, a Torino trovo la pace Di notte studio le punte...». Tutto Chiellini dall'A alla Z

In un libro Giorgio racconta se stesso: Conte gli ha insegnato la tecnica, Allegri a sdrammatizzare il calcio Balotelli e Felipe Melo gli “insopportabili”, Ibrahimovic l’arcirivale: «ma con me gira al largo» 

6 MINUTI DI LETTURA





LA BIOGRAFIA

«Io, Giorgio» è il racconto che Giorgio Chiellini, per conto di Sperling&Kupfer, insieme a Maurizio Crosetti, ha consegnato in questi giorni alle librerie, ai suoi ammiratori e ai detrattori. Un ritratto senza filtro, a tutto tondo: la carriera, l’uomo, il padre. Senza sconti, parlando di tutto e tutti. Un lungo e appassionato racconto di vita e di sport, tra simpatie ed antipatie, odio e amore.

Allegri. Amici, concittadini: grande affetto tra i due. Chiellini dipinge così Max: ride, stempera, non un viscerale come Conte. Per Antonio il calcio è tutto, per Max no. Uno che sa leggere le partite come pochi altri.

Balotelli. Senza sconti il giudizio su Mario. «Non è un buono, è una persona negativa e senza rispetto per il gruppo». Chiellini ricorda quando nella Confederation Cup del 2013 contro il Brasile «non ci diede una mano in niente, roba da prenderlo a schiaffi. La partita seguente contro la Spagna, Balotelli si fece male o fece finta e noi ci galvanizzammo».

Conte. Un malato di calcio, che vive di questo 24 ore al giorno. Non tutti possono reggere questi ritmi, lui compreso. Secondo Chiellini, «con lui ti senti fuori dalla vita reale: vive di emozioni e ti fa vivere di emozioni».

Difesa. Secondo il livornese, uno dei più grandi interpreti del ruolo degli ultimi anni, il grande difensore dev’essere una macchina di conoscenza. Al video Giorgio studia i suoi errori, soprattutto quelli meno evidenti e i suoi avversari: come si girano, quale piede preferiscono, i movimenti che fanno.

Economia. A un certo punto voleva iscriversi a Medicina, perchè il babbo è medico. Poi ha scelto Economia. Arrivato a Torino, gli c mancavano 22 esami su 24. E’ stata una sfida con se stesso: non ha mai frequentato, ha fatto tutto da solo. All’inizio gli insegnanti lo guardavano con diffidenza, poi hanno capito che non era “Chiellini della Juve”ma uno studente che ci credeva. Il 18 regalato non l’avrebbe mai accettato, ha preso i voti che meritava, e alla fine ce l’ha fatta: la laurea per un calciatore non è davvero cosa di tutti i giorni.

Famiglia. La storia di Giorgio e Carolina, la moglie, torna ciclicamente nelle pagine della biografia. Si sono conosciuti da ragazzi, a Livorno. Lui chiuso, lei solare. Le ha chiesto di sposarlo a New York, con un anello comprato da Tiffany. Poi sono arrivatre Nina e Olivia, le figlie. «L’oretta che passo con le mie donne sul divano per me è il momento più felice: Chiellini resta fuori e in casa c’è solo Giorgio».

Ginocchio. Un cambio di direzione, il terreno che cede un poco. E quel crac, come un rimore secco del legno che si spezza: crociato. Giorgio racconta di non aver pensato nemmeno per un attimo che, a 35 anni, fosse finita. Non riusciva, per settimane, nemmeno a infilarsi il calzino destro. Poi giorno dopo giorno, millimetro dopo millimetro, la gamba si è piegata. «Poi la notte è passata, come tutto passa: il ramo si è saldato al tronco».

Klopp. Insiene a Guadiola e Mourinho l’allenatore preferito del difensore bianconero. «Un grande, le sue squadre sono frizzanti e leggere. Mi fa impazzire durante il riscaldamento quando si piazza a braccia conserte e resta a guardare gli avvsersari sorridendo. E il suo Liverpool: tutti fortissimi, nessun marziano».

Ibrahimovic. Il rivale più difficile, ma forse sotto sotto il più rispettato. La sua prima mossa - spiega Chiellini - è quella di terrorizzare fisicamente gli avversari. Provoca, è il suo stile. Una botta data o presa subito dopo che la palla è passata, cose così. Entra deciso con lui, ma non provocarlo: fallo girare al largo.

Juventus. Per un giocatore della Juventus la soddisfazione è fuggente, è solo un attimo, il godimento è come un punticino disegnato su un foglio bianco. Però quel puntino lo devi marcare bene, perchpè altrimenti non troverai le energie per replicarlo. Il momento della vittoria è quasi un sollievo: a Chiellini cita la famosa frase di Marco Pantani: «vadoin fuga per abbreviare l’agonia della salita».

Livorno. «Sono di Livorno ma sono nato a Pisa», Chiellini lo ammette subito, anche se rivendica la sua livornesità. Il primo campo di calcio del Livorno 9 alle spalle dello stadio, il basket giocato in estate con il fratello gemello Claudio e Valerio detto Cino, l’amico di sempre. A Livorno ci sono affetti, amici e parenti: «una città calda in tutto, nel bene e nel male, il mare che trasmette energia: io ci vado la sera tardi o all’alba, quando diventa un a cosa potente».

Melo. «Felipe Melo era il peggio del peggio». Chiellini spara ad alzo zero contro il centrocampista brasiliano nel capitolo dedicato agli «insopportabili». I ritardi continui, il modo di allenarsi. «Andai a parlarne con Marotta e Paratici, dissi che era una mela marcia che avrebbe fatto marcire tutte le altre».

Naso. Non proprio il pezzo forte dell’estetica chielliniana. Se lo è rotto tre volte: la prima per la gomitata di un difensore del Benfica, la seconda per uno scontro con il bolognese Mudingayi, la terza in seguito a una zuccata del cagliaritano Nenè. «Ho sempre preferito metterci la testa, anche a costo di rischiare».

Odio. Il termine è forte, ovviamente, e non ha mancato di attirare critiche da più parti quando sono uscite le anticipazioni della biografia. Giorgio lo dice senza mezzi termini: il suo odio sportivo è tutto per l’Inter. E da piccolo, rivela, era milanista.

Premier. Le strade del massimo campionato inglese e di Chiellini si sono incrociate due volte; quando aveva 16 anni ricevette un’offerta concreta dall’Arsenal, ma decise di restare a Livorno, nel club che lo aveva cresciuto. Poi, qualche anno dopo, ci fu un incontro a Milano con emissari del Manchester City; niente di fatto, Giorgio rimase alla Juve.

Qualità. All’inizio della carriera, ammette, era un giocatore grezzo e abbastanza sgraziato, anche se potentissimo. Con Conte la svolta, anche dal punto di vista delle qualità tecniche. A proposito di qualità, nessun dubbio sul centrale più forte in circolazione: Sergio Ramos.

Ronaldo. Da avversario, chiaramente, un incubo. Imprendibile, un serpente a sonagli, va sempre dove tu non sei, ricorda Giorgio. Da compagno, però, un esempio, uno che vive tutti i giorni per tarare «lo strumento ad altissima precisione che è il suo corpo». Un’icona planetaria che però non ha una vita facile: sempre chiuso, blindato, impossibile solo uscire di casa per una passeggiata.

Soldi. Giorgio è nato in una famiglia benestante, ma con i soldi ha avuto sempre un rapporto di rispetto. Dai sessantamila euro del primo anno a Livorno alla prima Audi A3 fino alla ricchezza. «Ho fatto investimenti, acquistato immobili pensando alle mie figlie. Ma non mi piace espormi, nessuna esagerazione ».

Torino. Per uno che cresce a Livorno il mare è condizione essenziale. E Livorno è il luogo dell’estate, del riposo. Ma Torino è diventata la città del cuore di Chiellini. Camminate sotto i portici, le piazze, la tranquillità lo hanno conquistato. Di recente ha acquistato una grande casa in pieno centro.

Vigilia. Come tutti i calciatori, anche Giorgio racconta le sue manie, piccole e grandi, alle quali si affida subito prima della partita. Le tre ore di sonno, la stessa compilation musicale avvicinandosi allo stadio, la doccia pre-partita ascoltando il proprio corpo, i pensieri alla famiglia prima del calcio d’inizio. E il sonnifero, sempre, per dormire dopo la partita.

Umanità. Un tratto distintivo del carattere di Giorgio che emerge prepotente dalla biografia. L’impegno per i meno fortunati, per i disabili, il rapporto con la compagnia livornese Major Von Frintzius e con il gruppo torinese degli Insuperabili. «Basta trascorrere qualche ora insieme per aprire il cuore, non è retorica. Lo sport praticato dai disabili è una grande realtà, non potremo mai ringraziare abbastanza gente come Alex Zanardi o come Bebe Vio». —

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web