La protesta
I magnifici 7 hanno deciso «Per noi la Nba può ripartire»
Lebron, Antetokounmpo e gli altri big danno la disponibilità al commissioner Si pensa a due grandi concentramenti per finire la stagione: Orlando e Las Vegas
NEW YORK
Anche la Nba vuole tornare in campo. Il dado è tratto, ora tocca al commissioner della lega professionistica del basket americano, Adam Silver annunciare la data della ripartenza, e ha promesso di farlo entro massimo un mese. Sarebbe però sua intenzione anticipare il tutto entro un paio di settimane, se ci saranno le condizioni di sicurezza necessarie e il relativo protocollo, così ogni team avrà il tempo di prepararsi adeguatamente per la ripartenza del campionato più ricco del mondo.
Di sicuro sono in corso, in queste ore, le grandi manovre per far ripartire questo campionato dal giro d'affari impressionante, nettamente superiore ai grandi tornei calcistici d'Europa. Se ci si fermasse in maniera definitiva il danno sarebbe notevolissimo, basti pensare che con lo stop per la pandemia sono già stati persi qualcosa come 400 miliomi di dollari, e quindi le franchigie dell'iper-basket, che sono ferme dall'11 marzo dopo l’annuncio della positività al Covid 19 di rudy Gobert, hanno tutto l'interesse affinchè il torneo riprenda e c'è qualche dissidente, ovvero le squadre che ormai non hanno più chances di qualificarsi per i playoff. E poi qui, a differenza dell'Europa dove di calciatori titubanti ce ne sarebbero parecchi, c'è anche la ferma volontà dei giocatori di tornare in campo.
Non a caso, Silver ha ascoltato in videoconferenza il parere di varie stelle che non vedono l'ora di tornare sul parquet: da Chris Paul, presidente del sindacato giocatori, a LeBron James, Kevin Durant, Giannis Antetokounmpo, Kawhi Leonard, Stephen Curry, Russell Westbrook, tutti si sono detti pronti.
Verrà così smentito il pessimismo di Danilo Gallinari, che anche di recente aveva detto che «sarà difficile che la Nba torni a giocare in questa stagione». Invece sembra proprio che non andrà così, e il passo successivo sarà quello di un protocollo di sicurezza dai rischi di contagio, con tamponi e controlli a tappeto e frequenti su giocatori e personale di staff.
Si diceva del nodo economico, perché si farà sentire anche il fatto che i match verranno disputati a porte chiuse: oltre il quaranta per cento dei ricavi dei club della Nba passa infatti per le presenze nelle arene, che ora rimarranno forzatamente chiuse. Ciò varrà, almeno all'inizio, anche per la prossima stagione, e per questo le superstar dei canestri hanno dovuto porsi il problema di una consistente riduzione degli ingaggi, che non sarà inferiore al 25%.
Rimane da sciogliere il nodo, come ha ricordato Silver, delle sedi delle partite, che potrebbero svolgersi tutte in due sole località (Las Vegas è in pole position per la vasta disponibilità alberghiera), in modo che i giocatori non debbano viaggiare per gli States con i rischi che ciò comporta. E anche il format del campionato rimane da definire, visto che se si dovesse riprendere a luglio non ci sarebbe il tempo per portare a conclusione la stagione regolare.
Si sta quindi studiando un modo per accorciarla e poi passare ai playoff. Intanto sette team hanno già ripreso gli allenamenti, con i dovuti distanziamenti sociali, mentre gli altri dovrebbero via via riprendere nella prossima settimana. —
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