Il Tirreno

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il futuro della palla a spicchi 

Basket all’aperto suggestione vintage Sambugaro: «Bello ma in A non si può»

Elisa Pacini

L’idea lanciata dal presidente Petrucci per quest’estate Galanda: «È comunque un modo per ricominciare» 

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Quando la mitica Reyer Venezia vinse lo scudetto nel 1943 contro la Bruno Mussolini Roma, osando battere la squadra che non perdeva mai e che non poteva perdere, la palestra della Scuola Grande della Misericordia (al primo piano di un palazzo sui canali, affrescato dalla Scuola del Sansovino) era uno dei pochi campi coperti d'Italia.

L'altro era la SalaBorsa di Bologna (oggi sede di una delle biblioteche di Basket City), per il resto si giocava all'aperto in quell'Italia che sotto le bombe lo era davvero e non solo vicino ad un canestro.

Nei tempi della grande guerra al Coronavirus, con lo sport fermo ma in prima linea per ripartire e provare ad aiutare l'Italia nella nuova lotta di liberazione dal Covid- 19, ecco che il numero 1 della Federbasket cala il jolly vintage.

«Quest'estate giochiamo all'aperto» ha dichiarato Gianni Petrucci, presidente della Fip, balzando in cima ai dibattiti da bar Sport virtuale tra chi la bolla come una suggestione d'altri tempi o la considera un'idea da non scartare a priori.

«Difficilmente applicabile al professionismo» dice Marco Sambugaro, diesse dell'OriOra Pistoia «proprio per motivi legati al gioco ma incrementare i tornei estivi, sarebbe sicuramente un bel segnale».

Segnale che, come spiega Gek Galanda, capitano dell'ultima Azzurra vincente, argento olimpico ad Atene 2004, nonché consigliere federale in quota atleti, «La federazione vorrebbe dare per mandare un messaggio positivo al movimento».

«Ero presente al consiglio federale in cui si è parlato di questa idea- dice il Gek Nazionale, primo capitano del Pistoia Basket dopo il ritorno in serie A nel 2013- e l'ho letta come tentativo di cercare qualsiasi soluzione per riattivare il mondo dello sport, per ricominciare prima possibile».

All’aperto, in effetti, si gioca con rischi vicini allo zero.

«L'attività all'aperto è la prima che si riattiva in estate e da quello che abbiamo capito, dalla task force che abbiamo messo in campo, è meno rischiosa di quella al chiuso. Per questo stiamo provando a pensare ad eventi che - ad esempio - coinvolgano il 3 vs 3, su cui la Federazione ha investito molto (avrebbe esordito come disciplina olimpica alle Olimpiadi di Tokyo, ndr). Proveremo ad inserire il basket nell'evento che stiamo pensando al Foro Italico».

Un evento in cantiere che potrebbe coinvolgere le nazionali e il movimento giovanile.

Sull'esportare il modello “en plein air” ai campionati, Galanda frena.

Ma per uno che ha trasformato Piazza Duomo a Pistoia in un suggestivo playground per il Palio dei Rioni, che ha fatto giocare a basket all'ombra dell'Arena di Verona o della Madunina, “il basket nelle piazze” è già una realtà.

«E ha un particolare fascino- continua- ma so che per il basket professionistico, l'organizzazione è più complicata. In questo momento di incertezza, in cui c'è chi corre e chi frena, io cerco di ascoltare più voci possibili. In federazione abbiamo creato diverse commissioni di esperti per capire come si ripartirà»

Al Politecnico di Torino, è affidato ad esempio lo studio di una particolare mascherina per gli atleti. Visto che quelle classiche sono rischiose per chi fa sport, perché causano “alcalosi”, portando chi le indossa a una cattiva respirazione.

Ma le questioni su cui i club aspettano risposte molte: l'aspetto economico (anche se la Fip ha promesso aiuti), le date e soprattutto la sicurezza.

«Se si parla di tornei estivi, il basket all'aperto è un bel modo per riavvicinare la gente alla pallacanestro - dice il diesse biancorosso, Sambugaro - quando giocavo io ce n'erano molti di più ed erano occasioni divertenti. Se ragioniamo di campionato, non lo vedo fattibile non solo per questioni climatiche ma perché giocare fuori non è la stessa cosa che giocare dentro dove i giocatori hanno i loro punti di riferimento. Mentre fuori ci sono molti caratteri di disturbo».

I club tramite la Legabasket stanno elaborando proposte per ripartire ma ad oggi è «tutto un po' nuvoloso» dice Sambugaro.

«La priorità è ripartire mettendo in sicurezza atleti e tifosi - continua - come si fa? Dipendiamo dall'evoluzione del virus. Certamente il modello di cui sta discutendo il calcio, nel basket non è sostenibile. Forse per alcuni club, ma per la maggioranza e per le serie minori assolutamente no. Aspettiamo di capire quali saranno le regole d'ingaggio per l'iscrizione ai campionati e come saranno distribuiti gli aiuti». —

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