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Lampo, il capitano Gabriele Cerri tentato da un futuro da dirigente

roberto grazzini
Gabriele Cerri
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Gabriele Cerri

Il giocatore, classe 1985, ha ricevuto alcune offerte che sta vagliando prima di rinunciare al rettangolo di gioco

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LAMPORECCHIO. Talento, carisma, personalità, intelligenza tattica e forza, innato fiuto del gol. Doti fondamentale nel gioco del football, difficilmente riscontrabili in un unico atleta, a parte rare eccezioni come Gabriele Cerri, classe di ferro 1985, attuale capitano della Lampo. Alla terza stagione in azzurro, è un giocatore che vanta ben otto promozioni nel palmares e che i vecchi saggi del football nostrano, tipo il sergente di ferro Tagliasacchi od il mitico Penia definirebbero “completo”.

Nato possente trequartista, col tempo ha avanzato il baricentro e può fare sia la prima che la seconda punta. A 35 primavere si sente ancora integro e la cosa è del tutto normale secondo i suoi “detrattori” che lo giudicano lento e macchinoso. Niente di più falso. Il fatto è che lui sa in anticipo dove esattamente cadrà il pallone. Detto ciò, a spingere il veterano Cerri verso il fatidico chiodo dove appendere definitivamente le scarpette, sono le sirene di un paio di società (una di Eccellenza e l’altra di Promozione, che vorrebbero assicurarsi i suoi servigi. Ma non sul campo, bensì dietro la scrivania. D’altronde già in questa stagione alla Lampo aveva dato una mano al team manger Mariotti ed al presidente Giannoni per contattare e parlare coi giocatori.

«E’ un ruolo che mi si addice a differenza dell’allenatore, incarico serioso che poi affronterei sempre con la mentalità del calciatore – ha spiegato il diretto interessato – In effetti, al momento, sono parecchio combattuto per diverse ragioni. Premesso che alla Lampo sto benissimo, so pure che smettendo di giocare darei un dispiacere enorme al primogenito Tommaso, che mi segue ovunque ogni domenica, indossando le mie magliette, accompagnato da mia moglie Maria e da Matilde, la piccolina di casa.. Fra l’altro Tommaso è venuto al mondo nel 2015, quando riportammo in serie D il Montecatini, e questo ha un significato scaramantico. Guascone di natura, i compagni di allora e mister Maneschi ne ricordano ancora l’ingresso in campo travestito da gallo gigante nella amichevole col Prato. Ed è propri l’essere il punto di riferimento nello spogliatoio, il comune denominatore di una figura abile sia sul terreno di gioco che fra la carte federali, i contratti ed i regolamenti nella sede di un club. «Mi prendo tutto il tempo di questa maledetta quarantena – ha chiuso - per capire quale sia, per me, la migliore soluzione possibile e quindi deciderò, in tutta serenità e senza rimpianti». —

roberto grazzini .

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