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Gli azzurri di Borgo a Buggiano e il calcio

roberto grazzini
Una respinta aerea di Luca Gonfiotti
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Una respinta aerea di Luca Gonfiotti

Cento anni fa, nel 1920, la prima squadra iniziò a giocare le partite ufficiali “alle mura” nel centro del paese

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BORGO A BUGGIANO. C’era una volta un rettangolo da calcio quasi nel centro del paese di Borgo a Buggiano, lo “Zanni” dove vi si accedeva per una strada tuttora denominata via dell’ex campo sportivo. Fu lì, alle mura come dicevano i borghigiani doc, che esattamente cento anni fa (correva il lontano 1920) il glorioso sodalizio di azzurro bardato, iniziò ufficialmente l’attività agonistica. Quindi, dopo oltre un ventennio, ci fu il breve ma significativo passaggio al terreno a fianco di Villa Bellavista, mentre era in costruzione il “Silvio Bonelli”, impianto alla memoria di un valoroso soldato del posto, caduto in guerra. Venne inaugurato nel 1950 ed è tuttora operativo, anche perché nel corso del tempo, è stato oggetto di necessari adeguamenti ed importanti interventi, pur mantenendo la struttura originaria. Tornando ad allora, pagato il biglietto, lo spettatore era quasi in campo. C’è chi stava aggrappato alla rete, all’ombra dei cipressi, dietro la porta, come il compianto Oreste Gonfiotti, medico condotto ed infaticabile presidente, che ammoniva i pazienti sui danni del fumo con la sigaretta in bocca e faceva fuori un pacchetto a partita, aiutato nell’opera dal mitico custode Fernando Lenzi, per tutti Carilli, perennemente in calosce, estate od inverno. Chi voleva stare più comodo poteva optare per la tribuna che dava sulla strada oppure per i tre gradoni (ora abbattuti) dietro le panchine, posto privilegiato dei più accalorati sostenitori. Una platea dal palato fino, dalla vis polemica nel dna con le discussioni interminabili nel bar da Tullio in via Indipendenza. Il vulcanico Giuliano Fantozzi, sempre incavolato col mondo, controllava la situazione logistica, Sergio Ghiarè si occupava magistralmente del settore giovanile. Sul quel terreno, adesso verde, dove invece i fili d’erba erano una rarità, la gente del Borgo ha visto all’opera la “banda dei livornesi” fra cui il medianaccio Sergio Corti, poi tecnico degli azzurri, il funambolico Sileno Passalacqua, il raffinato Gavazzi, e tante gente attaccata alla maglia che se n’è andata via troppo presto come Simone Ghiarè e Roberto Falseni. L’imponente stadio Alberto Benedetti (altro gran bravo ragazzo ed ottimo portiere che non c’è più), sorto a poche centinaia di metri dal “Bonelli” sul finire degli anni 90, ha vissuto i fasti della serie D e del calcio professionistico della lungimirante era della famiglia Paganelli. Ma ciò non toglie niente al fascino ed alla storia del “Bonelli”. –


 

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di Redazione web