Italia
«Con la mountain bike riassaggio la strada» Visconti torna a sudare
Ciclismo, il campione di San Baronto guarda alla stagione che riparte «Non dimentico che noi corridori siamo stati trattati male dalla gente»
STEFANO FIORI
Giovanni Visconti è reduce da 50 giorni di lockdown vissuti serenamente nella sua abitazione sulla collina del San Baronto, la salita più famosa della Toscana, nel Comune di Larciano. La diffusione del covid-19 non ha intaccato il suo ottimismo, anche se spesso rabbia e timore si sono fusi in un cocktail difficilmente digeribile per un campione come lui, che vive di ciclismo. 16 anni di lusinghiera milizia tra i Professionisti con 40 vittorie ottenute in totale, inclusi tre campionati italiani, un Giro della Turchia, il GP Industria e Commercio di Prato, il Giro di Toscana, il Giro dell'Emilia e la Coppa Sabatini, danno l'esatta misura delle notevoli qualità di questo talentuoso atleta siciliano, nato a Torino ma cresciuto ciclisticamente in Toscana sotto l'ala protettrice di Angelo Citracca e Luca Scinto. Lo contattiamo al rientro a casa, dopo una passeggiata in Mountain Bike sui sentieri del San Baronto e subito sorge spontanea una domanda. Perché oggi hai scelto la Mountain Bike e non la bici da corsa?
«Non voglio rischiare. C'è troppa gente in giro che si comporta in modo incivile con i ciclisti.
Ricordo che all'inizio del periodo di lockdown, i primi di marzo, fummo costretti a smettere di allenarci perché si verificarono addirittura dei casi in cui dei ciclisti erano stati assaliti e malmenati da automobilisti».
Che effetto ti ha fatto trovarti ad affrontare questa pandemia?
«Sembra di vivere in una realtà parallela. Il virus ha sorpreso tutti, nessuno pensava che avrebbe potuto causare così tanti morti e dei danni ingenti sotto il profilo economico. Io parlo per il ciclismo, ma sono consapevole che anche negli altri sport ci siano situazioni drammatiche. Forse il calcio riceverà qualche salvagente grazie al vorticoso giro di denaro che genera. Bisogna stare uniti, attenersi alle normative e sperare che quanto prima giunga il vaccino».
Come sta vivendo questo periodo la tua famiglia?
«Io e mia moglie Katy siamo sereni, un po' impauriti ma sereni. I nostri figli, Thomas e Noemi, invece si sono dedicati con inaspettata volontà, allo studio. Noemi, la più piccina, è la più motivata e lo sarebbe anche Thomas se non fosse distratto dal gioco del calcio che adora: del resto ha 10 anni e va capito».
Puoi leggere una morale in questa pandemia?
«La morale è che il nostro concetto di normalità, dopo quanto ci sta accadendo, non sarà più così scontato. Mi vengono in mente le piccole cose, come quando a metà allenamento ci fermavamo per andare a berci un caffé in un bar di amici. Ecco, la normalità, l'importanza di quel piccolo gesto la possiamo capire solo adesso, mentre viviamo situazioni alienanti come l'attuale».
Chi saranno i ciclisti più danneggiati?
«Direi due tipologie, coloro che sono a fine carriera e i giovani in procinto di passare prof. Per queste due categorie la perdita di un anno può significare la fine delle loro carriere».
E Giovanni Visconti cosa vede nel suo futuro?
«Resto molto positivo. Correrò nel 2021 e almeno fino al 2023, mi sento forte e integro. Angelo Citracca compie immani sacrifici, con tanta passione, per mettere in piedi tutti gli anni una squadra competitiva e io voglio ringraziarlo a suon di risultati. Il 2020 vivrà di corse solo per tre mesi, l’anno prossimo vorrei focalizzarmi sul Giro d'Italia, sul campionato italiano, sulle Olimpiadi e sul Mondiale. Del resto Cassani mi conosce alla perfezione e ha dimostrato di fidarsi di me, mentre allo stesso tempo io so come fare per meritarmi le convocazioni».
Archiviato per sempre il World Tour?
«Ho militato in squadre di questa categoria e devo dire che non è tutto oro quello che luccica, anzi, mi risulta che ci siano squadre a rischio di chiusura, quindi non ho rimpianti». —
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