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La testa del campionato torna in campo ma la ripresa del calcio ora è un caso politico

La testa del campionato torna in campo ma la ripresa del calcio ora è un caso politico

Renzi attacca il ministro Spadafora, anche i 5Stelle scalpitano. Intanto Juventus e Lazio hanno ripreso gli allenamenti

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ROMA. La Lazio, la Juventus, il Bologna, il Lecce. Si allunga la lista dei club tornati sul campo, ma sul futuro del campionato non c'è alcuna certezza. «Mi auguro di far ripartire il calcio, ma se non ci saranno le condizioni di sicurezza il Governo deciderà la chiusura», ha ribadito nella notte il ministro Vincenzo Spadafora, che resta al centro della polemica politica, da parte dell'opposizione ma anche della maggioranza stessa. «Da parte del ministro dello Sport ho sentito parole di sufficienza e di arroganza», l'ennesimo attacco di Matteo Renzi. Duro, anche se non esplicito, l'intervento di Simone Valente, esponente M5S. «Il calcio va tutelato, il governo lavori per la ripresa: mettere in contrapposizione professionisti e dilettanti, demonizzare l'uno in favore dell'altro significa non aver conoscenza del settore o non esser onesti intellettualmente», è il suo giudizio.
E' evidente che la questione è all'attenzione del presidente del consiglio Giuseppe Conte. In molti si aspettano una sua presa di posizione. Fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che nessuna decisione è stata presa.

Tutto ruota attorno al nodo di eventuali nuove positività, quando il 18 maggio dovessero ripartire anche gli allenamenti collettivi o quando la serie A potrà tornare a giocare. Scendono in campo anche i grossi nomi del calcio. «Il governo si agita senza avere idee chiare», è il duro giudizio di Fabio Capello. Ma un passo in avanti può venire dall'incontro, fissato per domani pomeriggio, tra il comitato tecnico scientifico (Cts) della Protezione civile e i dirigenti della Figc. Da giorni la commissione medica-federale aspetta una chiamata del Comitato, il pool di esperti che supporta Conte nelle scelte per il contenimento dell'epidemia e per la ripartenza, per analizzare il protocollo sulla ripresa degli allenamenti di gruppo delle squadre.

Dal giorno dell'appello di Spadafora a finirla con gli scontri, la Lega di serie A ha scelto la linea del basso profilo. Lo stesso adottato sul tema diritti tv, sui quali continuano i contatti con i broadcaster in attesa di chiarimenti sulla sorte della stagione. Secco, invece, il "no comment" della associazione dei club sulle voci relative a colloqui preliminari avviati con il fondo di investimento Cvc per una iniziativa nel settore dei diritti.
Intanto la Federcalcio ha deciso di rinviare il consiglio federale in programma venerdì: si doveva parlare di licenze nazionali, termine della stagione, riforma dei campionati, e soprattutto sviluppi dell'emergenza. Invece resta tutto ancora sospeso, di qui al 18 maggio ipotizzato come data del ritorno vero e proprio agli allenamenti.
Intanto la serie A si sottopone ai tamponi, da Inzaghi a Ramsey, primo degli juventini ad aver rimesso piede sull'erba della Continassa, ieri mattina. «E' arrivato Zorro», ha detto Bonucci entrando al centro sportivo bianconero, la maschera nera sul volto e il finestrino della Ferrari rossa abbassato. Sinisa Mihajlovic, che pure in questi mesi ha combattuto la sua dura battaglia contro un'altro male terribile, la leucemia, si è trattenuto a stento. Voci lo davano presente al centro del Bologna, per il ritorno dei suoi rossoblù, lui ha lasciato la quarantena romana ma è rimasto chiuso nella sua stanza di albergo bolognese. Test anche per Milan e Torino («Il tampone? Una brutta esperienza», ha raccontato il granata Nkoulou). In serie C, il portiere del Como Bolchini, positivo per il contatto con un familiare, è in isolamento; in Germania, l'Aue società di serie B ha scovato un positivo nello staff e messo tutti - squadra e tecnici - in isolamento fino a nuovi tamponi, domani. E oggi la Bundesliga attende il sì della Merkel alla ripartenza del campionato, dal 15

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di Redazione web