Gioco
«Riprendere la A? Per ora non se ne parla»: il ministro rinvia in corner le speranze dei club
Molte squadre tornano in campo per allenamenti individuali ma Spadafora in serata lancia un nuovo segnale contrario alla ripartenza
La serie A torna in campo. E lo fa senza fughe in avanti di chi aveva trovato nel proprio governatore il punto di svolta per riaprire i centri sportivi agli allenamenti individuali anche per gli sport di squadra. Ma in serata arriva un’altra brusca frenata del ministro Spadafora che lascia il segno.
Ma andiamo con ordine.
LA RIPARTENZA
A chiudere quella che si annunciava come una delicata partita è una nota del Viminale indirizzata ai prefetti. È consentita, anche agli atleti e non, di discipline non individuali, come a ogni cittadino, l'attività sportiva individuale, in aree pubbliche o private, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri e rispettando il divieto di ogni forma di assembramento», si legge nella circolare.
PORTE APERTE
Le ultime ore sono state quelle della grande fibrillazione: porte aperte per Sassuolo, Parma, Bologna, Spal, Napoli, Lazio, Roma e Cagliari. Tutti gli altri in lista di attesa: questo l’effetto delle ordinanze, non omogenee, dei presidenti di regione. Risultato? Governo e, soprattutto, ministro per lo Sport Spadafora scavalcato e preso in contropiede dopo che nel provvedimento governativo sulle aperture dal 4 maggio si impediva la corsa dei calciatori dentro i rispettivi quartier generali, più sicuri, ma interdetti all’allenamento individuale, mentre veniva concessa nei parchi della città. Adesso, si cambia. E il cambiamento va a sanare una situazione che avrebbe fatto urlare qualcuno degli esclusi alla mancanza di equità’. Tornare a lavorare, da soli, nei centri sportivi dei club non significa, però, un’apertura alla possibile ripresa della stagione.
COMITATO SCIENTIFICO
Il Cts (comitato tecnico scientifico) dopo un confronto col ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, è orientato a dare l'ok alla possibilità di allenamenti individuali per gli atleti di sport di squadra secondo un protocollo molto dettagliato, che esclude gli allenamenti di gruppo, già inviato dagli uffici di Spadafora e ora in fase di ultima revisione. Il protocollo sarà emanato nelle prossime ore dal ministro attraverso il sito istituzionale.
LA FRENATA DI SPADAFORA
In serata però è arrivata, come detto, una brusca frenata. «Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio». Così in un post sul suo profilo Facebook il ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora.
«Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, ecc) che devono riaprire al più presto!», conclude il ministro in un post che farà molto discutere nelle prossime ore.
C’E’ CHI DICE NO
Al di là delle parole di Spadafora, c’è anche chi ha deciso comunque di non ripartire. Ad esempio l’Udinese che ha spiegato i motivi così: «in doverosa attesa della definizione dei protocolli sanitari da parte delle autorità competenti, permane la sospensione di tutte le attività presso il centro sportivo "Dino Bruseschi" che, pertanto, continuerà a rimanere chiuso fino a nuova comunicazione».
Almeno per ora non torneranno al lavoro neanche i giocatori del Cagliari. La linea del club è chiara: prima di riprendere le sedute occorre aspettare un protocollo o almeno regole certe a tutela della salute e della sicurezza di giocatori e staff.
Mentre alcune società di A saranno in campo, il Cagliari prenderà qualche giorno di tempo per capire in che modo dovrà svolgersi la ripresa. —
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