Toscana
Ricetta Fanini: «Fermiamoci o nel 2021 sarà la fine»
Ciclismo, parla il patron dell’Amore&Vita: «Sarà la fuga degli sponsor, giovani nei guai»
Come un vecchio leone ferito ma non domato, Ivano Fanini ha lottato e vinto la battaglia contro gli aneurismi, iniziata e combattuta nel dicembre scorso, dopo la morte del fratello Michele. Tuttora sulla via del pieno recupero ma con il solito, proverbiale ottimismo che traspare dalle sue parole, il patron del team Amore & Vita-Prodir ci parla del suo recente passato e dell’incerto futuro nel tragico segno del coronavirus. Accanto a lui il figlio Cristian e il nipotino Andrea: tre generazioni accomunate nel profondo amore verso lo sport del pedale.
«Da tempo tenevo sotto controllo con visite annuali un aneurisma Dopo la morte di mio fratello Michele, proprio per la rottura di un aneurisma, la mia famiglia ha voluto anticipare la visita e questa fretta mi ha salvato la vita poiché nel frattempo gli aneurismi erano diventati tre e quello principale, era molto peggiorato e poteva rompersi da un momento all’altro. L’intervento chirurgico è stato quasi immediato ed è durato quattro ore. La convalescenza è risultata assai difficile e solo ultimamente ho recuperato un po’ di forze ma, essendo immunodepresso, ora devo stare molto attento al contagio da coronavirus»
Questo coronavirus sta causando problemi immensi al ciclismo, cosa ne pensa?
«Credo che per il ciclismo il 2020 sia già finito. Purtroppo il coronavirus è un virus molto democratico e sta demolendo team ricchi e team con pochi mezzi. Prevedo una fuga degli sponsor e solo pochi, quelli che amano veramente il ciclismo, vorranno ripartire».
Com’è il caso del team Amore & Vita-Prodir?
«Lo sponsor innamorato del ciclismo lo abbiamo, è il signor Pagani del marchio Prodir, ma i supporti economici sono sempre più difficili da reperire. Mi resta la soddisfazione di poter affermare che la nostra è la formazione ciclistica professionistica più longeva al mondo».
I pericoli per i team professionistici messi ko dal virus quali sono?
«Sarà sempre più difficile la lotta per ottenere i diritti televisivi, poi, per le trasferte e le gare le squadre dovranno pagarsi anche l’aria che respirano. Infine si corre il rischio di perdere molti giovani atleti per strada, non potendo garantire loro degli stipendi decenti».
Eppure si parla di ripartire con Tour, Giro e Vuelta tutti di seguito, da fine agosto a novembre.
«Da sportivo me lo augurerei, ma bisogna essere realisti. Ci sono troppi ostacoli a livello organizzativo, per garantire la sicurezza dentro e fuori gara. Lo scienziato Anthony Fauci, consigliere del presidente Trump, prevede una seconda ondata del virus in autunno e questo potrebbe essere il de profundis per i grandi Giri a tappe 2020. E’ meglio per tutti stare al riparo dal coronavirus e puntare tutto su una robusta ripresa nel 2021».
Cosa accadrà alle categorie dilettantistiche e a quelle femminili?
«I dilettanti se la caveranno meglio, c’è più passione tra i giovani e circolano meno soldi nell’ambiente; inoltre c’è voglia di fare e di affermarsi, c’è più motivazione. Infine, appoggio in toto l’idea che ha avuto il CT Cassani. Il ciclismo femminile era già in un brutto momento prima della pandemia e la situazione ora è peggiorata».
Ma saremo migliori, nel dopo?
«Non saremo peggiori. Il virus ci ha fatto capire quanto sia importante stare con le persone care. Nessuno è invincibile ed è ormai ben chiaro come le cose a cui teniamo ci possano venire portate via in un istante».
Se lei fosse ai vertici del ciclismo, cosa proporrebbe?
«Chiusura della stagione 2020. Conferma dei contratti in essere degli atleti, per non creare disoccupati senza speranza. Abolizione delle spese per i tesseramenti e altre tasse varie per il 2021. Valutazioni e definizione della trattativa per i diritti TV».
Un suo auspicio per il bene del ciclismo?
«Manca un anno alla fine del suo mandato ma vorrei proprio che il presidente Renato Di Rocco non lasciasse il suo incarico, lo stimo molto. In una recente intervista ha affermato che la Bike Economy vale 11 miliardi, dunque auspico che intervenga efficacemente, sui diritti TV e su chi gira questi 11 miliardi; ciò per ridare fiato a questo sport che è il più bello di tutti».
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