Gioco
Auguri cartellino, quanti ne hai fatti rossi...
Cinquanta anni fa, a Messico ’70, la grande novità del cartoncino colorato per ammonizioni e retrocessioni
Alessandro Guerrieri
Èormai trascorso mezzo secolo da “Mexico '70”, il mondiale che rivoluzionò il gioco del calcio. E non certo per la vittoria annunciata del Brasile, considerato che la “Selecao” schierava talenti del calibro di Pelè, Jairzinho, Rivelino, Gerson e Tostao. Quello fu il primo mondiale teletrasmesso a colori in mondovisione, grandissima novità che andava di pari passo con quelle regolamentari, introdotte proprio nella terra dei sombreri.
La più importante fu quella relativa all'introduzione dei cartellini gialli e rosso. Una innovazione dovuta all'intuizione dell'arbitro inglese Ken Aston, sì proprio quello che ai mondiali del 1962 in Cile nella sfida tra i padroni di casa e l'Italia permise alla “Roja” un gioco durissimo, tanto che il match è passato alla storia come “La battaglia di Santiago”. Ma questa è un'altra storia.
Ispirato da un curioso episodio avvenuto nel mondiale '66, nella sfida tra Inghilterra ed Argentina, quando il sudamericano Rattin rifiutò, per undici, lunghi, minuti di abbandonare il campo, fingendo di non comprendere le parole dell'arbitro, il tedesco Kreitlein, Aston ipotizzò l'uso dei cartellini gialli e rossi, traendo ispirazione proprio da un semaforo. L'innovazione venne introdotta nei mondiali messicani del 1970, per poi venir definitivamente inserita, tre anni dopo, nelle regole del calcio.
I primi cartellini
Novità da subito accolta favorevolmente da calciatori, tecnici ed addetti ai lavori, perchè rendeva molto più semplice lo svolgimento della partita. Il primo atleta che si vide sventolare il cartellino giallo sotto il naso fu, nella partita inaugurale del mondiale, il sovietico Kakhi Asatiani. Nella sfida contro il Messico, al 32' del primo tempo, venne infatti ammonito dall'arbitro, il tedesco Kurt Tschesnscher. Attenzione però, la grande novità sta proprio nel cartellino, perché le ammonizioni e le espulsioni esistevano già, venivano solo comunicate in forma verbale. L'arbitro si avvicinava al colpevole della scorrettezza, comunicandogli la sua decisione o, in caso di espulsione, lo invitava a lasciare il campo. Senza alcuna segnalazione agli altri calciatori o al pubblico. Per il primo rosso, invece, in un mondiale bisognerà aspettare l'edizione successiva, quella andata in scena ai mondali tedeschi del '74; il destinatario dello storico cartellino fu il cileno Carlos Caszely, nella sfida contro la Germania padrone di casa.
Le sostituzioni
Quello messicano fu anche il primo mondiale nel quale furono consentite le sostituzioni. Il nuovo regolamento prevedeva cinque riserve in panchina, con la possibilità di farne entrare due. Una novità per i mondiali, già sperimentata però nel nostro campionato. In Serie A, infatti, le sostituzioni divennero possibili nel campionato 1965-66, sia pur limitate al solo portiere, per poi consentire tre anni dopo anche la presenza di un giocatore di movimento. Furono le pietre miliari di un percorso che si sviluppò nel 1973, quando venne introdotto il “quattordicesimo”, e nel 1980 quando la panchina venne portata a cinque elementi.
L'ultima modifica arriva nel 1994, con il numero di cambi che sale a tre, con l'obbligo che uno di questi fosse riservato al portiere, vincolo poi rimosso la stagione successiva. —
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