La protesta
No dei dipendenti di alcune Federazioni alla cassa integrazione
Contenzioni per nuoto, tennis e rugby Chieste forme diverse di ammortizzatori
l’appello
Minacce di licenziamento e ricorso alla cassa integrazione. È guerra aperta tra alcune federazioni sportive e i loro dipendenti sulle modalità di assorbimento dei danni economici conseguenti al lockdown dello sport per l’emergenza Coronavirus. Al centro dei contenziosi, soprattutto le federazioni tennis (Fit), nuoto (Fin) e rugby (Fir) e la volontà di ricorrere alla cassa integrazione anziché provvedere con altre tipologie di ammortizzatori, come ferie o smart working. Il 21 aprile scorso il presidente e ad di Sport e Salute, Vito Cozzoli, aveva anticipato il pagamento della seconda tranche dei contributi pubblici agli organismi sportivi. L’appello del nuovo inquilino di Sport e Salute era anche rivolto a far sì che si evitasse la Cig, ma a quanto pare per alcune federazioni è rimasto lettera morta.
La prima a ricorrere a tale provvedimento è stata la Fit di Angelo Binaghi, seguita ora dalla Fir. Rischiano anche i dipendenti della Federnuoto di Paolo Barelli, che in una lettera firmata dal 98% del personale, si rivolgevano qualche giorno fa al Consiglio federale augurandosi «concrete e sostenibili valutazioni sulla necessaria continuità del rapporto di lavoro, in ottica di un bilanciamento di interessi tra la libera iniziativa e il rispetto dei lavoratori, anche come implicito riconoscimento dell’attività svolta fino a oggi». In caso contrario, minacciano i dipendenti Fin «quando torneremo a occupare le nostre scrivanie, sarà difficile poter ancora sentirsi parte di quel meraviglioso progetto che abbiamo portato avanti nel corso degli anni con sacrificio e dedizione. Ci sentiremo come chi, in un momento di difficoltà, gli siano state voltate le spalle».
A rimarcare il fatto che «il costo del personale si dimostra completamente a carico delle finanze pubbliche», e quindi la «illegittimità al ricorso a strumenti di integrazione salariale» anche una lettera inviata alla Fin, al ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora e a quello del Mef Roberto Gualtieri a firma dei sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Cisal Fialp. A sottolineare ancor più il pericolo che i fondi pubblici non siano destinati, come dovrebbe essere, agli stipendi del personale, c’è anche una lettera inviata a Vito Cozzoli dall’Associazione segretari generali delle federazioni sportive (firmata da 39 segretari su 44 federazioni) in cui si rileva che «indipendentemente dalle valutazioni di tipo economico-aziendale che tali Federazioni avranno sicuramente e legittimamente fatto, tale richiesta, a nostro avviso, rappresenta un modo, quanto meno distorto, di interpretare la finalizzazione dei contributi di Sport e Salute alle Fsn, contributi che sono di natura pubblica». —
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