Gioco
Il Wuhan Zall torna a casa dopo 104 giorni di esilio Striscioni e cori alla stazione
WUHAN (CINA)
«Non mi sembra vero, siamo a casa». Il capitano Hang Li, uno dei calciatori del Wuhan Zall, si è commosso, al punto da dover stare attento a non bagnare, con qualche lacrima, la mascherina. La portava lui, la portavano tutti i suoi compagni e anche le centinaia di tifosi che hanno affollato la stazione ferroviaria di Wuhan per accogliere il ritorno a casa dei loro beniamini, dopo 104 giorni di girovagare fra Asia e Europa. Per i calciatori della squadra della città epicentro della pandemia ci sono stati striscioni, cori, canti e mazzi di fiori, e l'emozione è stata forte, perché anche in Cina ci si appassiona per il calcio, e questa squadra l'anno scorso sesta nella classifica della SuperLeague ha un vasto numero di sostenitori. «Questi giocatori sono gli stessi per difendere i quali Gionzalez ha dovuto dire "non sono mica degli untori" ai tempi in cui più di uno in Andalusia, a Malaga e poi Cadice, aveva fatto capire che la loro presenza non era poi così gradita. Il Wuhan Zall era arrivata in Spagna per poi ritrovarsi, invece che su qualche campo, bloccata nell'hotel Encinar de Sotogrande a Cadice, dove quasi tutte le altre prenotazioni erano state annullate proprio per la presenza della squadra di Wuhan e delle relative preoccupazioni per il contagio. «Ci guardavano come fossimo dei virus su due gambe», si era sfogato coach Gonzalez. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
