La protesta
Iniesta e la depressione «La foto di uno stadio pieno mi fa sentire disperato»
ROMA
I fantasmi di Iniesta risvegliati dal coronavirus. «Ogni volta che vedo la foto di una partita o di uno stadio pieno, mi sento disperato» ha confessato don Andres al Guardian. Il fuoriclasse spagnolo, ex star del Barcellona vincitutto, sta trascorrendo giorni difficili nella sua casa di Kobe in Giappone, dove vive da quando ha lasciato il Barcellona che lo ha consacrato come uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi. Il campo è lontano, e lui soffre. Giorni di inquietudine e di attesa snervante, e sullo fondo il ricordo mai cancellato di quando il mal di vivere lo spinse nell'abisso della depressione. Un tempo lontano e superato. Ma che sembra voler bussare di nuovo alla sua porta. Il coronavirus e il conseguente blocco del campionato hanno gettato scompiglio nella seconda vita sportiva di Iniesta nel Vissel Kobi. Dopo 55 giorni di stop e attesa, e gli spettri dell'angoscia hanno ripreso ad aggirarsi dalle parti del campione, che non sa stare lontano dal campo, e si vede sottrarre dal destino scampoli irripetibili di carriera e prodezze. Iniesta ammette il suo disagio: «si doveva ripartire il 15 marzo, poi il 29 marzo, quindi il 6 maggio, ora il 9 maggio. Ma chi lo sa? E questo in un paese che è un modello di gestione della pandemia, uno in cui, per fortuna la situazione sembra essere sotto controllo». Figurarsi cosa può accadere altrove, non dice Iniesta, ma lo pensa.
Da quando è scoppiata la pandemia il campione spagnolo vive rinchiuso nella sua casa di Kobe con la moglie e i quattro figli. Questo momento potrebbe essere uno spartiacque, forse il momento di guardare da vicino alla pensione e cominciare a pensare al futuro da allenatore. A lui non dispiace pensarsi allenatore un domani, ma di lasciare il calcio giocato non ha nessuna voglia. Anzi «tutto questo tempo senza giocare mi dà l'energia per durare ancora a lungo» dice. —
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