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Calcio, i dubbi dell’esperto: «Non sarà facile tornare in campo. E se c’è un positivo?»

Alessandro Guerrieri
Calcio, i dubbi dell’esperto: «Non sarà facile tornare in campo. E se c’è un positivo?»

Giovanni Brignardello è il preparatore atletico dell’Udinese: «C’è poco tempo per essere in forma per il rush finale»

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Giovanni Brignardello è uno dei preparatori atletici più apprezzati del nostro calcio. Nella sua ormai lunga carriera vanta, infatti, trascorsi sia in Italia (Sampdoria, Parma, Chievo, Nazionale maggiore) che all'estero, con il Watford. Adesso lavora all'Udinese di mister Luca Gotti e ci fa comprendere meglio l'importanza di questo ruolo ai tempi del Coronavirus.

Quali sono le attività che un preparatore atletico fa svolgere in un momento del genere per mantenere in forma i suoi calciatori?

«Beh, più che mantenere la forma, in una questa situazione l'obiettivo è rallentarne il decadimento, obiettivo non certamente facile da raggiungere e che diventa ancor più tale in relazione a quanto maggiore è il tempo in cui i calciatori sono costretti a stare in casa. Noi dell'Udinese abbiamo fornito ai nostri tesserati alcuni strumenti per mantenere il tono muscolare (elastici, pesi, cyclette) e li facciamo lavorare per circa 90' al giorno. Importante è anche il lavoro del nutrizionista; è lui che calibra gli alimenti per ciascun giocatore, ad Udine siamo molto attenti a questo aspetto tanto che, grazie a ristoranti convenzionati, consegniamo i pasti a domicilio».

Quando, e se, si tornerà in campo, quali saranno le modalità per riportare i calciatori alla forma migliore?

«Bella domanda, molto dipenderà da quando e dalle condizioni che le autorità ci imporranno. Molto probabile che, almeno nel primo periodo, anche in campo bisognerà effettuare sedute di allenamento osservando l'ormai famoso distanziamento sociale. Sicuramente mi sento di dire che al momento della ripartenza dovremo sfruttare ogni attimo per restituire ai calciatori la forma migliore. Non sarà semplice perchè poi si giocherà praticamente ogni tre giorni, ed in una situazione non certo ottimale, con temperature assai elevate».

Quante tempo servirà prima di scendere in campo?
«Consideriamo che dal raduno alle prime partite ufficiali passano un paio di mesi; adesso è impensabile avere a disposizione tutto quel tempo, ma almeno tre, quattro settimane dal momento in cui si potrà lavorare senza limitazioni sono il tempo minimo necessario per mettere i giocatori in grado di affrontare la volata finale del torneo, che prevederà giocoforza impegni a spron battuto».

L'impressione è che si vada verso un ritiro prolungato, proprio per evitare eventuali contagi.
«Non è così semplice, non tutte le società dispongono di un centro sportivo in grado di far vivere per un paio di mesi una quarantina di persone. Anche noi a Udine, dove pure siamo organizzatissimi, non abbiano a disposizione una struttura del genere. Servirebbe un albergo, ma adesso sono tutti chiusi. Un bel dilemma. E poi mi viene una domanda: che si fa se si riscontra una positività ? Viene considerato alla stregua di un infortunio o si blocca nuovamente tutto?».

L'ultima domanda esula dall'emergenza Coronavirus: lei ha lavorato per molti anni in Inghilterra, al Watford, quali sono le differenze con la nostra realtà?
«Bisogna fare un distinguo; la Championship, il corrispondente inglese della nostra Serie B, è un campionato durissimo, con le caratteristiche classiche del campionato inglese mentre la Premier è un torneo internazionale, di grande qualità, non per niente è etichettato come il migliore del mondo. In generale vi è meno pressione mediatica, ed è un ambiente ideale, con molta attenzione all'evento agonistico, senza troppe tensioni. All'inizio mi ha colpito molto il fatto che nessuno chiedeva mai di assistere agli allenamenti».

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