Gioco
Prendere l’1% delle scommesse l’ultima tentazione contro la crisi
Si tratterebbe di un gruzzolo di circa cento milioni di euro che farebbe respirare i bilanci Se si ripartisse a porte chiuse addio biglietti e merchandising
La grave crisi scaturita dell'emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova anche lo sport italiano. Una difficoltà che non risparmia neanche quello più amato dagli italiani, il calcio. Non è certo un caso che i presidenti stiano cercando una sponda nel governo affinchè si riesca a trovare un modo per contenere i disastri economici che il Coronavirus sta arrecando al movimento. Non potendo chiedere soldi all'esecutivo, anche per una questione etica, la FIGC ha proposto al governo l'istituzione di un fondo salva-calcio, al quale le società in difficoltà potrebbero attingere per lenire i loro problemi economici. L'idea è di riempirlo trattenendo l'1 % delle scommesse sul calcio, il che regalerebbe al movimento un gruzzoletto di oltre 100 milioni di euro. Adesso vediamo che farà l'esecutivo, magari nel prossimo decreto del 13 aprile; l'impressione è che non sarà semplice arrivare ad una soluzione del genere, anche per l'evidente distanza dal mondo del calcio ed il ministro dello sport Spadafora, infastidito dalla voglia di alcune società – Lazio e Napoli in primis – di tornare ad allenarsi. Fastidio evidenziato dalla norma inserita nell'ultimo DPCM che vieta agli sportivi anche gli allenamenti.
Ma in quanto può essere quantificato il buco provocato dall'emergenza Coronavirus ? La forchetta è ampia e dipende da quando, e se, il campionato ripartirà. In base ad uno studio della prestigiosa Deloitte la forbice è, relativamente alla nostra massima serie, tra i 200 ed i 720 milioni di euro. Una cifra enorme, anche considerando la più ottimistica delle previsioni, quella di tornare in campo e terminare il campionato. Sono, infatti, persi gli introiti dal botteghino – anche se si ripartisse lo si farebbe a porte chiuse - , del merchandasing e degli sponsor da stadio.
Uno scenario che diverrebbe apocalittico se Sky e Dazn decidessero di non versare nelle casse della Lega l'ultima trance di pagamento. Considerando anche la Coppa Italia, un danno quantificabile in circa 233 milioni di euro. E che si tratti di una ipotesi non certo impossibile a verificarsi, lo dimostra la scelta di Dazn che in Germania non ha pagato i 31 milioni previsti dal contratto. Il concetto è semplice: lo spettacolo che hanno comprato non sta andando in scena, per cui il pagamento non è dovuto. Se così fosse, si aprirebbe una stagione infinita di corsi e ricorsi in tribunale, che di fatto metterebbe alle corde il movimento. Dimostrazione lampante che il nostro calcio è legato mani e piedi ai proventi delle pay-tv, complice la miopia dei nostri dirigenti che, anziché cercare di diversificare gli introiti, si sono limitati a considerare le TV come la classica gallina dalle uova d'oro, senza porsi il problema di una strategia alternativa, scelta sbagliata che adesso rischia di travolgere l'intero movimento. —A.G.
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