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Vacillano i canestri, stagione verso lo stop. Meneghin: chiudere è l’unica soluzione

Dino Meneghin e Milos Teodosic, stella di Bologna
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Dino Meneghin e Milos Teodosic, stella di Bologna

Si attende la decisione ufficiale del presidente federale Petrucci. L’unico dubbio: scudetto alla Virtus Bologna o non assegnazione? 

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Il basket come il rugby? chiuderà anzitempo la sua stagione senza assegnare lo scudetto? Sarebbe un vero e proprio tsunami per tutto il movimento, con una ricaduta economica pesantissima. Manca l’ufficialità della dercisione, che molti addetti ai lavori danno per scontata: questione di ore.

«La vita è più importante dello sport, in questo momento è indispensabile per dare la possibilità a tutti di salvare la propria pelle»,l è la posizione di Dino Meneghin, presidente onorario della Fip, in un'intervista rilasciata a "Punto Nuovo Sport Show". «Stiamo vivendo un momento drammatico e lo sport, il basket, fa parte di questa vita. Dobbiamo essere tutti ligi alle regole dettate dal Governo per preservare la salute. Annulleremo la stagione, è necessario farlo - spiega l’ex totem della pallacanestro italiana - ogni giorno ci sono centinaia di morti, migliaia di contagiati, è una pandemia che coinvolge il mondo intero. Alla fine la decisione sta al presidente Petrucci, io do il mio parere da cittadino. Le decisioni possono essere o annullare il campionato e ricominciare da capo il prossimo anno, oppure capire quando ci sarebbe uno spiraglio di possibilità per fare play off e play out. In questo momento nessuno può fare progetti perché non si vede nessuna voce in fondo al tunnel, va bene lavorare di fantasia, ma tutti questi ragionamenti non so quando si potranno realizzare. I campionati sono finiti, le competizioni sospese, l'Eurolega riguarda i club, ma credo anche loro andranno verso questa decisione seppure sono un organismo privato. Qualsiasi decisione deve essere ponderata all'inverosimile». Soltanto due giorni fa, Umberto Gandini, presidente di Lega Basket, aveva dichiarato: «La situazione ci impone di lavorare sull'emergenza. Il 30 giugno è la data ultima in cui vorremmo concludere la stagione. Stiamo lavorando perché un giorno si possa riprendere a giocare in questa stagione. Ma non c'è alcuna volontà da parte nostra di anticipare le decisioni di chi ci sta guidando: con Petrucci abbiamo fermato il campionato mentre si stavano allargando le zone rosse, e questo ci ha permesso di anticipare e seguire le decisioni delle nostre autorità governative».

Le società stanno alla finestra ed attendono decisioni- Certo, mancano 12 giornate alla fine della stagione regolare, e molti degli stranieri hanno lasciato l’Italia per raggiungere le proprie famiglie. Tra color che sono sospesi c’è anche L’OriOra Pistoia. «La prima cosa rimane gestire l'emergenza sanitaria - spiega il presidente del club pistoiese, Massimo Capecchi - la Lega basket ha il dovere di trovare una soluzione ma quel che è certo è che le società che sono aziende sportive, hanno bisogno di aiuto. I nostri stranieri, tranne Brandt che per sua scelta rimane qui, sono tornati nei loro paesi con permessi temporanei. Lo hanno fatto come la stragrande maggioranza dei loro colleghi, tranne forse che quelli di Venezia e Sassari. Voglio sottolineare che il comportamento di tutti i nostri ragazzi è stato ed è esemplare: sono stati sempre a disposizione, si sono resi disponibili a giocare a Trieste e quando sono partiti, tutti hanno paventato l'idea di tornare se ci saranno le condizioni di ricominciare a giocare. Ma, ad oggi, siamo costretti a vivere alla giornata». La Legabasket, come la serie A di calcio, vuole chiudere il campionato. Pistoia che posizione ha? «La Legabasket per sua funzione ha il dovere di cercare una soluzione, anche se le problematiche sono grosse. Sta ipotizzando varie vie d'uscita e dovremo verificare se sono o meno praticabili. Noi facciamo parte di questa Lega che ha deciso di darsi certi step e noi ci muoviamo in questa direzione con sfumature più o meno ottimistiche». —

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