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Calcio in ginocchio: il 3 maggio non si riparte

Calcio in ginocchio: il 3 maggio non si riparte

Il ministro Spadafora vuole bloccare tutta l’attività sportiva fino al 30 aprile, e la Figc applaude la Juve sul modello-stipendi

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ROMA. A tre settimane da quel Juventus-Inter che verrà ricordata non come un big match scudetto ma come lo spartiacque tra un mondo e un altro, padroni e attori del calcio tricolore si affacciano su un futuro pieno di incognite e preoccupazioni.

La speranza di ripartire con i campionati in tempi accettabili si fa sempre più flebile, in attesa che oggi il governo e il ministro Vincenzo Spadafora proroghino i termini dello stop generalizzato. Niente da fare per il 3 maggio, ha preannunciato lo stesso Spadafora, che proporrà di bloccare tutta l’attività sportiva, allenamenti compresi, fino al 30 aprile. In questo vuoto totale rischiano di precipitare le società, che da un lato chiedono aiuto all’esecutivo e dall’altro cercano tagliare le spese intervenendo sulla voce più consistente, gli stipendi dei giocatori. «Ritengo non sia il momento di fare polemiche e demagogia», la risposta del presidente della Lega Serie A, Paolo Dal Pino a Spadafora, che in un’intervista ha osservato che «lo sport non è solo il calcio e il calcio non è solo la Serie A».

La partita avrà oggi un suo momento importante con l’incontro (ovviamente in conference call) tra la Lega serie A e l’Associazione italiana calciatori, che ascolterà e valuterà le risposte dei club. Intanto però a dare una traccia forte è stata la Juventus, che ha agito in contropiede rispetto alle altre trovando un sostanzioso accordo con i suoi campioni e staff per circa 90 milioni di risparmi. Un modulo di gioco che è piaciuto al presidente della Figc, Gabriele Gravina, che lo ha definito «un esempio per tutto il sistema» e ha ringraziato giocatori e tecnico che «hanno posto l’interesse generale al centro della loro interlocuzione con il club». «L’unità e la solidarietà – ha continuato – sono la prima grande risposta all’emergenza, che rischia di essere ancor più grave se non si dovesse tornare a giocare. Solo il contributo di tutti i protagonisti, ognuno per la sua parte, renderà il calcio più forte».

La partita di oggi non si preannuncia comunque facile e rischia di essere poco più di un calcio di inizio, perché il modulo Juventus non piace a tutti i club e nemmeno all’Aic, che deve tutelare interessi molto diversi, e trovare una auspicata soluzione comune rischia di richiedere molto tempo e pazienza.

Chi invece vuole assolutamente ripartire è Pippo Inzaghi, allenatore di un Benevento che in seruie B ha 20 punti di vantaggio sulle inseguitrici: «Parlare di calcio è difficile, tutti noi abbiamo fatto un passo indietro rispetto alla salute, che è la priorità più grande. Quando tutto finirà vogliamo ricominciare a giocare: sarebbe la cosa più giusta. Vogliamo finire quello che abbiamo iniziato otto mesi fa, i campionati vanno terminati. Sarebbe la soluzione migliore per evitare equivoci ed evitare che qualcuno subisca danni. «Noi siamo pronti a giocare a giugno, luglio e agosto, vogliamo finire questo campionato, qualsiasi altra decisione penalizzerà qualcuno. Si andrà nei Tribunali, qualche club scomparirà, per cui il calcio rischierebbe di perdere due anni, non due mesi». Sul Benevento, Inzaghi fa notare che, «la nostra società merita di giocare in A, siamo in Serie A da febbraio. Non vedo alternative. Per il bene di tutto il sistema si deve giocare. Le vacanze le abbiamo fatte in questo periodo. Abbiamo disputato quasi 30 partite, ci manca poco per finire, magari giocheremo ogni tre giorni, per la regolarità del campionato e per i sacrifici di tutti». —



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