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Testardo, geniale su quella Lettera 22 Dopo Brera, adesso siamo i senzamura

GIGI GARANZINI ;

La lettera di Gigi Garanzini per il grande narratore sportivo morto ieri a 74 anni 

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IL RICORDO

È morto Gianni Mura, giornalista e scrittore, dal 1976 storica firma di Repubblica. 74 anni, si è spento ieri mattina all'ospedale di Senigallia (Ancona), per un attacco cardiaco. Ha scritto pagine memorabili sullo sport e l'Italia degli ultimi decenni, dal calcio al ciclismo.

GIGI GARANZINI

Caro Gianni, finiranno anche questi giorni maledetti e troveremo il posto e il modo di ricordarti tutti insieme. Noi senzabrera, uno dei tuoi tanti fior di conio, da oggi anche senzamura. E dovremo abituarci a fare a meno dei tuoi cattivi pensieri, dei ritratti, di quelle interviste asciutte e insieme partecipi che rimandavano dritto a Enzo Biagi.

Degli appuntamenti di gala cui da quarant’anni avevi abituato i lettori di Repubblica, a cominciare dalle corrispondenze dal Tour de France che nei giorni migliori, cioè quasi tutti, diventavano racconti da antologia. E che sino a non molto tempo fa battevi sui tasti della lettera 22, una delle tante che collezionavi casomai avessero smesso di produrle. Qualcuno ti guardava storto, per il fracasso: ma i vecchi suiveurs ti adoravano, e quanti di loro ti seguivano la sera a tavola sapendo che avresti scovato il posto giusto.

«Ti ricordi Siviglia ’82?»

Caro Gianni, ti ricordi Siviglia ’82? Fu a quel Mondiale che diventammo amici se non direttamente fratelli. Il vino la sera ovviamente lo sceglievi tu, e ricordo che ti raccomandavi, cosecha joven, annata recente: avremmo avuto poi tanti anni per passare all’invecchiamento. Adesso per esempio, sto andando a Barbaresco, un 2004 d’autore in memoria tua e di quell’altro Gianni: non ti ho mai chiesto cosa bevesti quel giorno a Malta per scrivere il coccodrillo di Brera, il capolavoro assoluto della tua carriera. Adesso è tardi. E sì che ancora tre giorni fa, avendoti detto che la voce mi sembrava tonica, ti sei messo a cantare una canzone sconosciuta: come fai a non ricordarla, l’ha cantata Betty Zambruno la sera del tuo matrimonio e io pirla che ti ho anche fatto da testimone.

«Quanta vita insieme»

Caro Gianni, quanta vita bella abbiamo passato insieme. Ma te le ricordi le sfide a scopa in tribuna stampa con le telecamere che passavano a riprenderci? E la volta che ti dissi, settembre ’95, faccio un programma notturno su Raitre, ti va di venirci? Non mettermi in difficoltà, sai che la televisione non è il mio genere. Ma è una cosa diversa, si beve e si fuma pure. Beh, allora.

Era un sardo testardo, che fa anche rima. Ma di una generosità sconfinata. Non ha mai detto di no a una serata, una conferenza, una richiesta di prefazione: sapeva di essere stato baciato dal talento e così sentiva il bisogno di ricambiare.

È stato senza dubbio alcuno, l’unico erede possibile di Gioanbrerafucarlo. Ma questo gli è sempre costato uno sforzo in più: quello di coltivarne per primo la memoria, e l’irripetibile lezione, tenendosi alla larga dall’imitarlo.

«Sfide di memoria»

Caro Gianni, nei tuoi voti a rendere sarei da 6 o da -2? Mi manca lo spazio per andare oltre, a cominciare da una memoria altro che Pico della Mirandola. Le sfide mnemoniche per star svegli rincasando, calciatori che cominciano per S, canzoni con la C, scrittori con la P. Tre nomi tu e uno io, avessi mai vinto una volta. Ah, il posto l’abbiamo trovato, non era poi così difficile. A due passi da casa tua, nel salone delle feste dell’Osteria del Treno che tanti anni fa battezzammo insieme Maracanà. Solo, ci vorrà un po’. Porta pazienza. —



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