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Carrea: caro basket, devi fermarti qui Riprendere a giocare non sarebbe credibile

di Elisa Pacini
Carrea: caro basket, devi fermarti qui Riprendere a giocare non sarebbe credibile

Il coach di Pistoia sposa la linea lanciata da Recalcati: «Campionato condizionato, ora pensiamo a chi soffre»

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Io sto con Charlie. Michele Carrea, coach della Oriora Pistoia, si schiera con un vero e proprio monumento della retina italiana come Charlie Recalcati, che nei giorni scorsi ha apertamente dichiarato. «finire la stagione è impensabile». E' una questione di credibilità dice il tecnico biancorosso che, a differenza della voce fuoricampo del Charlie Nazionale, di interessi personali in ballo ne avrebbe diversi legati al futuro dell'A1 di basket. Dopo due terzi della stagione, infatti, con la sua OriOra zeppa di matricole nella massima serie, tra cui lui, è una delle rivelazioni del campionato. Essendo riuscito a scollinare la salita iniziale stile cima Coppi dello 0-6 di sconfitte, portando i suoi a giocarsi a viso aperto una salvezza tutta ancora da conquistare. Ma di questo adesso, Michele Carrea, nato nel 1982 nella clinica Mangiagalli di Milano, nella centralissima via della Commenda, quella dello storico Liceo Classico Berchet da cui è passato alla Statale dove si è laureato in Scienze Politiche, non vuole parlare. Non solo perchè ogni giorno la madre e gli amici da Milano, gli fanno capire che «l'angoscia di un paese fermo che sta vivendo tutta l'Italia, lì è angoscia della sofferenza», dice. Ma anche perchè, da professionista del basket pensa che la politica debba pensare ad organizzare campionati credibili. “Ha ragione Recalcati quando dice che i campionati vanno fermati- dice Carrea- ci sono così tante problematiche che pensare a finire la stagione, è una follia. Sarebbe opportuno che, passata l'emergenza, si parlasse piuttosto a come far ripartire la stagione da settembre in modo credibile. Anche se quando il Governo e la Federazione ci diranno che ci sono tutte le condizioni per tornare in palestra, io lo farò a prescindere dalla mia opinione».

Parla a nome di Michele Carrea, il tecnico biancorosso e di nessun altro con quella franchezza che Pistoia ha imparato a conoscere. Un gran lavoro quello fatto dal tecnico di scuola Olimpia Milano insieme al suo “mentore” Marco Sambugaro, altro meneghino doc, rimasto in sospeso come tutta l'Italia preoccupata e sgomenta di fronte alla guerra al Coronavirus. Oltretutto il Pistoia Basket è stato tra le quattro squadre che sabato 7 marzo, sono state chiamate in campo in partite surreali. Prima della sospensione delle altre arrivata praticamente sulla sirena della sconfitta dell'OriOra a Trieste, risultato sportivamente pesante per la corsa salvezza toscana. Quando si dice che gli altri sport si sono fermati prima del calcio, si dimentica di qualche non trascurabile eccezione. Si dimentica il viaggio su quell'autostrada deserta verso il Friuli dei biancorossi, la misurazione della febbre all'entrata dell'Allianz triestina senza tifosi, quel clima surreale. «L'opinione univoca- taglia corto Carrea- è che la parte sportiva in questo momento vada in secondo piano. I verdetti che questo campionato ha da dire non interessano a nessuno perchè comunque sarà un campionato condizionato. La priorità piuttosto è ripensare alla stagione che deve ripartire a settembre in maniera credibile, con una credibilità economica da parte delle società. Non ho paura a dire questo, passando per chi vuole salvare la pelle. Abbiamo tutti dei premi su eventuali risultati sportivi che non andremo ad incassare ma è tutto tremendamente più piccolo di quello che stiamo vivendo». Dalla sua quarantena pistoiese Michele Carrea è in continuo contatto con i giocatori, per cui con il resto dello staff è un punto di riferimento. Soprattutto per chi è lontano dalle famiglie. Sono tutti qui, tranne l'americano Petteway e il belga Salumu che sono tornati a casa con l'ok del club. «Chi sta facendo un gran lavoro è il preparatore atletico Bruni, il team manager Tronconi e il diesse Sambugaro- dice Carrea- i ragazzi si fanno compagnia in chat e io ho palesato la mia disponibilità. In questo momento l'allenatore è però un pari ruolo: oltre a direttive per tutelare la salute, loro hanno bisogno di rassicurazioni da parte del club. Il nostro club sta facendo di tutto ma il futuro è incerto. Ora è rilevante capire chi e come ce la farà a far l'A1 o la Legadue il prossimo anno dopo una situazione così che pesa in tutti i sensi. E se si riparte, chi aiuterà le società a finire i campionati?». I punti interrogativi sulla ripartenza, Carrea li mette tutte in fila, in questi lunghi giorni in cui “chi sta male non è chi si annoia. La solitudine che alcuni amici hanno provato nei reparti Covid è incredibile, pensare a Milano è l'angoscia che ti prende dentro». —
 

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