Gioco
E la chiamano estate: la serie A in spiaggia. Le speranze della Lega: ripresa il 2 maggio, avanti fino al 30 giugno
Se così fosse il male sarebbe limitato, ma cosa potrebbe accadere se fosse impossibile giocare, e non è certo ipotesi di scuola dopo le positività di undici giocatori della massima serie ? Beh, serve una sfera di cristallo
Forse troppo tardi, ma alla fine anche il calcio si è arreso all'evidenza: impossibile continuare a giocare di fronte all'emergenza Coronavirus. Lo scorso week end è stato il primo senza partite, negli stadi e davanti al piccolo schermo, ormai diventato unico motore economico del movimento. Ma se sullo stop dell'attività tutti sono d'accordo, non è certamente così quando bisogna disegnare i futuri scenari dei vari campionati. Già, perchè non c'è soltanto da assegnare lo scudetto e definire le partecipanti alle prossime coppe europee, ma anche le retrocesse e le promosse da tutti i tornei. Nell'ultimo Consiglio federale, quello svoltosi lo scorso 10 marzo, quasi interamente via conference call, - erano fisicamente presenti solo il presidente federale Gravina, quello di Serie C Ghirelli e Claudio Lotito, come consigliere della Lega di Serie A – non si è soltanto ratificato l'ineluttabile stop, ma si è provato anche a mettere sul tavolo della discussione le varie ipotesi di ripartenza. Nella speranza che l'emergenza Coronavirus si attenui.
Alla fine Gravina ha richiesto alle varie leghe una proposta entro il prossimo Consiglio federale, già in calendario il 23 marzo. Sarà in quella data che si deciderà il futuro dei campionati nazionali. Il must è uno soltanto, quello di arrivare comunque alla fine dei vari tornei. Il problema è tutto nelle date, anche se la sospensione, decisa venerdì dalla Uefa, di Champions ed Europa League paradossalmente potrebbe dare una mano. Infatti la decisione presa da Ceferin, anche a seguito delle positività di Rugani, Arteta ed Hudson-Odoi, fa prevedere un rinvio, magari alla prossima stagione, dei campionati europei, previsti per il prossimo giugno. Se così fosse, diventa attuale la possibilità di terminare, magari con un mese di ritardo, tutti i campionati. In sostanza, comunque, le ipotesi al vaglio delle varie leghe sono quattro. L'ipotesi più ottimistica per tutti, perchè significherebbe che l'emergenza sta rientrando, è quella di ripartire nel primo week end di aprile, spostando, di fatto, il calendario di due settimane.
Soluzione resa più realistica dalla decisione Uefa di sospendere le coppe, in attesa della riunione degli stati generali del calcio europeo in programma domani. Che, molto probabilmente, decideranno la sospensione delle competizioni continentali. Sarebbe, questa, la soluzione di tutti i problemi, di fatto l'intero movimento se la caverebbe con uno slittamento di sole due settimane. Vista la situazione attuale, però, si tratta di una ipotesi molto ottimistica, ed allora l'idea è di tornare a giocare più tardi, non appena cesserà l'emergenza – 2 maggio ? - per poi terminare a fine giugno, coppe comprese. Se così fosse il male sarebbe limitato, ma cosa potrebbe accadere se fosse impossibile giocare, e non è certo ipotesi di scuola dopo le positività di undici giocatori della massima serie ? Beh, serve una sfera di cristallo, considerando che si tratta di ipotesi non contemplate dal regolamento. La prima consiste nella mancata assegnazione dello scudetto, una ipotesi che non piace assolutamente al presidente Gravina e nemmeno a Juventus e Lazio. La seconda porterebbe a rendere definitiva la classifica attuale, consegnando lo scudetto ai bianconeri, primi in classifica al momento dello stop. Ci sarebbero poi da dirimere le questioni promozioni e retrocessioni, e qua la situazione si ingarbuglia. I presidenti interessati – Preziosi del Genoa, Vigorito del Benevento, Stirpe del Frosinone – hanno già sparato a palle incatenate contro questa soluzione.
Il coniglio dal cilindro l'ha estratto il presidente federale, parlando di “playoff e playout” per l'assegnazione del titolo e per definire le eventuali retrocesse. Da definire, poi, i partecipanti alla post-season, anche in relazione alle tempistiche disponibili. Chiaro che una situazione del genere potrebbe far gola a squadre come Inter ed Atalanta, ormai fuori dalla corsa per il titolo, o, nelle zone basse, a Spal e Brescia, anche se molto dipenderebbe dal numero di ammesse a playoff – circolano ipotesi più disparate, da 4 a 12 -, e playout. Esiste poi l'ipotesi del Bologna, quella di organizzare una post season anche per assegnare i posti in Europa League, come già avviene in Belgio.
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