Il dolore
«La mia Codogno si sta rialzando: lì ho tanti amici»
L’ex stella del basket italiano è nato nel cuore del contagio «Chiudere tutto è stato giusto Il basket? Sospendere unico modo per tutelare giocatori e tecnici»
Mario Boni, una delle icone del basket italiano, ha i natali proprio a Codogno, il paese balzato alle cronache nazionali come il primo focolai del Covid 19. Qui Boni ha mosso i suoi primi passi da cestista nelle giovanili della Fulgor Codogno, prima del 1982 quando debutta in serie C2 con la Pallacanestro Piacenza. L'anno successivo passa alla Pallacanestro Vigevano dove gioca due stagioni (la prima in Serie A2, la seconda in B). A metà degli anni ‘80 il passaggio a Montecatini dove diventa Super Mario, la macchina da canestri. Mario Boni è anche vicepresidente della Lega dei giocatori di basket che ha fermato tutti i campionati dopo il decreto emanato nella notte tra sabato e domenica.
Ha sentito qualcuno del suo paese?
« Non ho più parenti in quella zona, ma tanti amici e per fortuna si sta tornando verso una situazione più tranquilla anche se con le dovute cautele: è stata una decisione positiva e credo necessaria per evitare anche il disastro economico».
Una parte dello sport si è fermato, che giudizio ha da rappresentante dei giocatori? «La salute viene prima di ogni cosa e di ogni considerazione: come associazione dei giocatori ci atteniamo alle direttive che sono arrivate. Abbiamo parlato prima con i giocatori e come associazione abbiamo dovuto trovare una posizione. Alcuni volevano continuare a giocare, altri no, perché non lo ritenevano sicuro . Ci siamo affidati anche al presidente Petrucci e accettiamo di buon grado l’interruzione fino al 3 aprile con l’impegno di portare a termine la stagione che credo sia una cosa importante per il basket. Non vi era una posizione univoca sulla sospensione, ma alla fine abbiamo deciso così e poi valuteremo il da farsi per arrivare in fondo al campionato».
Il calcio aveva comunque deciso di andare avanti. Giusto o no?
« Giocare senza pubblico anche per gli interpreti non è la stessa cosa ed ha un sapore particolare e falsa un po’ il gioco. Attorno al calcio ci sono degli interessi incredibili, ma ci deve essere un compromesso, adottando una decisone che tenere conto della tutela anche dei giocatori stessi che è fondamentale, ma anche con i tanti appuntamenti che incombono e con gli Europei alle porte vi è una difficoltà oggettiva a provvedere allo slittamento della stagione. Credo che questa sia la più grande difficoltà in questa fase».
E lei come si comporta?
«Credo che ognuno di noi abbia il dovere di assumere atteggiamenti consoni alla situazione: non ho grosse frequentazioni di luoghi pubblici, ma sulla base delle indicazioni credo sia giusto continuare a fare le cose necessarie. Vi è un dato medico che ci dice che siamo tutti a rischio, dal bimbo di tre anni all’anziano, poi vi è una fascia più a rischio che sono le persone che ha già delle patologie. Credo che sia necessario assumere un atteggiamento etico verso questa emergenza. Detto questo non mi faccio prendere dallo stress: non mi chiudo in casa e faccio delle passeggiate anche con un amico, magari senza esagerare con abbracci e strette di mano...». —
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