Sicurezza
Coronavirus: il calcio toscano in quarantena, le società in tilt
Due settimane di stop per i dilettanti, incertezza sul futuro. Dubbi sugli allenamenti e sull’attività dei settori giovanili. Un dirigente di una squadra di Massa: "Ma non lasciamo i nostri ragazzi giocare per strada"
PONTEDERA. Dubbi, paure, polemiche. E una certezza. Per due settimane il calcio della Toscana si ferma. Dall’Eccellenza alla Terza categoria, compresi i campionati giovanili, si tornerà in campo nel fine settimana del 21-22 marzo. Forse. Lo ha deciso ieri pomeriggio il comitato regionale della Lega Nazionale Dilettanti. Stop fino al 22 anche in Serie D. L’allarme Coronavirus, dunque, paralizza il calcio di "casa nostra". E manda in tilt le società sportive, chiamate a decidere cosa fare durante la pausa dei tornei. Allenamenti si, allenamenti no? A porte aperte, o a porte chiuse? Sono questi i dubbi maggiori. Migliaia di genitori ancora non sanno se nei prossimi giorni potranno portare i figli al campo. Ci sono realtà sportive che hanno scelto di chiudere i cancelli dei terreni da calcio fino a lunedì. Poi si vedrà. Altre invece optano per l’apertura e comunicano ogni aggiornamento a mamme e papà via sms. Alla base del caos c’è il Decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm, in sigla), che per quanto riguarda gli allenamenti lascia spazio decisionale ai singoli Comuni e alle società sportive.
IL DECRETO
Al momento non c’è alcun divieto di allenarsi. Nel decreto firmato mercoledì dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, c’è scritto che «resta comunque consentito lo svolgimento delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico». Attenzione, però, perché per molte società il "nodo" della questione è rappresentato da quest’altre parole contenute nel decreto: «In tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus Covid-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano». Quello che dice il governo alle società, tradotto dal "burocratichese", quindi è sostanzialmente questo: «Gli allenamenti li potete fare. Chi li fa, però, deve seguire tutte le misure di precauzione, in accordo con il proprio personale medico». E poi c’è il ruolo dei Comuni. Le amministrazioni possono ordinare la chiusura degli impianti sportivi comunali, al di là del parere della società che li utilizza.
SMS AI GENITORI
«Gli allenamenti del settore giovanile oggi (ieri per chi legge, nda) si sono svolti regolarmente. Parleremo con l’amministrazione per capire se ha intenzione di chiudere il centro sportivo e valuteremo il da farsi». A parlare è Ettore Sardelli, direttore generale dell’Asd Peccioli Calcio, società dell’alta Valdera, in provincia di Pisa. Qui i genitori dei giocatori del settore giovanile sono stati messi al corrente della situazione attraverso un messaggio sul cellulare. «Li vogliamo informare - dice ancora Sardelli - senza fare allarmismo e senza che si affidino a notizie inventate. Se ci sarà la possibilità di allenarsi in sicurezza, potremo valutare di farlo».
IMPIANTI CHIUSI
L’emergenza Coronavirus è in continua evoluzione. Ed evolvono velocemente anche le indicazioni di prevenzione ordinate dal governo e dai singoli Comuni. Mai come in questo momento, dunque, è necessario avere pazienza. Aspettare, perché le decisioni cambiano in corsa. Quello che hanno fatto cinque società di calcio di Pontedera - Gs Oltrera, Il Romito, Stella Azzurra, Bellaria Cappuccini e La Borra - che dopo aver sospeso le attività dei settori giovanili sui campi di calcio previste ieri e oggi, lunedì riprenderanno l’attività grazie a un protocollo comune concordato con l’amministrazione. «Siamo senza dubbio in una situazione anomala, che le società di calcio cittadine hanno deciso di affrontare insieme», dice il presidente del Gs Bellaria Cappuccini, Piero Vetturi. Anche a Certaldo, in provincia di Firenze, ieri e oggi il pallone non rotola. «Gli allenamenti del settore giovanile sono sospesi fino a lunedì, poi aggiorneremo la nostra decisione. In questo momento la soluzione più giusta ci è sembrata quella di sospendere la nostra attività - dice Luciano Conforti, responsabile del settore giovanile dell’Asd Calcio Certaldo - in attesa di conoscere le nuove disposizioni ministeriali, comunali e federali per quanto riguarda l’aspetto prettamente calcistico». Il calcio toscano è pronto ad andare in letargo. Di sicuro per due settimane. E poi chissà.
LA POLEMICA
«Non lasciamo i nostri ragazzi a giocare in strada»
«Abbiamo sospeso gli allenamenti dei ragazzi, ma credo che quello che sta accadendo sia una vergogna. Ci stiamo tagliando le gambe da soli». La polemica arriva dalla provincia di Massa-Carrara. Pier Paolo Bonini, dirigente dell a società di calcio Academy Massa Montignoso, non è d’accordo con la sospensione delle gare, e aggiunge: «Fermiamo gli allenamenti, ma non possiamo fermare i bambini che nei prossimi giorni, essendo chiuse anche le scuole, saranno di sicuro in strada a giocare a pallone. Quel pallone è meno pericoloso di quello praticato nelle strutture delle società? Faccio fatica a capire». Le decisione della Federazione divide il mondo del calcio. Anche quello giovanile. «Non sono d’accordo con la paralisi del calcio dilettantistico e giovanile - conclude Bonini - ma non possiamo far altro che rispettare le decisioni prese dalle autorità».
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