Sicurezza
Il peggio dell’italianità, tra impreparazione e diffidenza
Doveva essere il grande fine settimana di Juventus - Inter. Niente da fare. È stato invece il weekend dell'ennesima commedia all'italiana. Non è questa l'essenza del calcio.
Ed è un peccato che il campionato più avvincente e combattuto degli ultimi anni, finalmente equilibrato dopo il lunghissimo dominio della Juventus, sia stato stravolto dall'impreparazione e dall'incompetenza tipiche di coloro che amministrano il nostro Paese e il nostro sport.
Abbiamo assistito, nelle ultime ore, negli ultimi giorni a un susseguirsi di decisioni contraddittorie, a partite che prima si devono giocare a porte chiuse e che poi vengono rinviate, a una incertezza totale da parte di chi avrebbe dovuto garantire massima serietà e trasparenza nel proprio operato in un momento del genere, cisì delicato.
Quando le cose vanno bene, in altre parole, son bravi tutti a gestirle. Ma come c'è un problema, e in questo caso il problema è grosso, ecco che manca totalmente la capacità nell'affrontarlo. Chi decide in questi momenti dovrebbe avere unità di intenti, tempestività e soprattutto programmazione.
Invece si ritrova impaurito, spaesato, inadatto al compito che è chiamato a ricoprire. L'italianità fa sfoggio di sé non solo dal lato di chi comanda, ma anche da quello di chi partecipa. In questi giorni hanno protestato tutti: prima la Juve, poi l'Inter.
Prima chi non ha giocato, poi chi ha giocato. Tutti si lamentano perché tutti temono di essere vittime di qualcosa, nessuno è disposto a perdere neanche un minimo di vantaggio da una situazione.
Non prevale mai il senso comune, si pensa sempre che ci sia sotto qualcosa, si è diffidenti verso l'avversario e verso le istituzioni. La serietà avrebbe imposto comportamenti diversi, da parte di tutti.
Avrebbe imposto di sospendere il campionato, in attesa di chiarimenti circa la sicurezza dei cittadini, e di mostrarsi solidali e compatti di fronte all'emergenza.
Invece è stato scritto un altro capitolo della storia tutta italiana, dove da una parte c'è chi non sa prendere le giuste decisioni, e dall'altra c'è chi protesta perché ritiene di essere stato danneggiato. Doveva essere il weekend del Derby d'Italia, crocevia fondamentale di un campionato che ora, a causa di un Paese immaturo, rischia invece di perdere gran parte del suo significato sportivo. —
(a cura di Giorgio Carlini)
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