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Platini: «La Juve oltre il calcio, e CR7 è la sua incarnazione»

Cristiano Ronaldo abbraccia i compagni dopo il gol contro la Spal di sabato
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Cristiano Ronaldo abbraccia i compagni dopo il gol contro la Spal di sabato

Le telefonate di Agnelli all’alba, la scelta di dire addio a 32 anni dopo Heysel E Sarri prepara la squadra alla Champions: «Chiellini in campo? Vediamo»

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PARIGI. «Con la Juve ho vinto tutto. In termini di piacere non è stato più forte che a Nancy o a Saint-Etienne. Individualmente a Saint-Etienne ero anche più forte. Ma la Juve era un altro mondo. Ed era meraviglioso». Comincia così una lunga intervista di Michel Platini oggi a Le Journal du Dimanche, due pagine in cui l’ex numero 10 racconta il suo passato e giudica la Juventus di oggi nella settimana dell’incrocio in Champions fra la sua ex squadra e il Lione. La Juve «francese» resta quella di Platini, non quella di Zidane: «beh – dice Michel – in campo non è andata male. E poi io ho smesso a Torino, non ho tradito nessuno. La fedeltà conta. Zinedine rimarrà un giocatore passato dalla Juve ma resta legato soprattutto al Real Madrid, tanto più che ha continuato lì come allenatore. Gli italiani preferiscono Platini che si è fermato a Torino».

Disse all’Avvocato che non avrebbe giocato altrove, Gianni Agnelli gli offrì «di lavorare con lui» ma Platini rispose «no, torno a casa». Smettere è una decisione che non gli ha mai provocato rimpianti: «L’anno dei Mondiali del 1986 ero in condizioni penose. Sotto anti-infiammatori. Facevo quello che sapevo fare, ma senza nessun gusto. E poi avevo il ricordo dell’Heysel... non avevo più benzina».

Platini racconta le telefonate dell’Avvocato all’alba, a tutti, («io ho risposto una volta, due volte... la terza ho fatto dire che ero stanco»), poi parla della Juventus di oggi e del giocatore che meglio la incarna: «È Ronaldo. Ha caratteristiche fisiche, grinta, temperamento fortissimi. Ho trovato fantastico che a 33 anni abbia lasciato il suo nido madrileno, dove aveva tutto, per vivere una nuova avventura. Forse perché io, a 32 anni, ho mollato tutto». Su Zidane, racconta di essere stato lui a consigliarlo: «Era lui o Christophe Dugarry. Perché tutti volevano Dugarry all’epoca, segnava di più. Dissi loro di prendere Zidane. All’inizio, l’Avvocato mi chiamò: “sei sicuro che sia una buona scelta?”. Gli dissi “sì, è la storia che si ripete”. Quando lo rivendettero a 75 milioni di euro, avrebbero potuto ringraziarmi perché feci fare loro un bell’affare». Platini ha parole di elogio anche per Andrea Agnelli («quello che ha fatto è straordinario. Ha adattato la Juve ai tempi moderni») e spiega perché in Champions la Juve ha vinto meno di quanto sperasse: «Due vittorie, 7 finali. In una Coppa non vince sempre il migliore. Ma questo è secondario, la Juve è al di sopra dei risultati. È un’istituzione, e sono molto fiero di averne fatto parte. Mi rivendico juventino, anche se non seguo ogni giorno la squadra».

Intanto Sarri prepara la sfida di Champions col Lione e pensa a Chiellini. Era una prova generale? «No - risponde Sarri - la prova era per raccogliere tre punti in campionato. Oggi siamo stati più veloci mentalmente rispetto a qualche partita fa». La prova di Chiellini anche in prospettiva futura? «Andiamo piano - dice il tecnico juventino - e domani valutiamo le reazioni fisiche di Giorgio, che viene dai sei mesi di inattività. In base alle sue reazioni vedremo quali saranno le partite più adatte», aggiunge Sarri che poi punge: «Stiamo subendo tanti gol su rigore e questo è strano considerando la mole del gioco che facciamo in altre parti del campo. Oggi abbiamo preso gol col Var quando il Var non funzionava, a parti invertite - annota - sarebbe successo il finimondo. Mi sembra una grande ingiustizia: se il monitor non funziona, deve essere l'arbitro a decidere. Sono il primo allenatore a subire un rigore dal VAR senza che l'arbitro abbia rivisto. Capisco che il regolamento lo consenta e La Penna me lo ha spiegato, ma non lo condivido».
 

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