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Rugby, quei colpi di... Cannone: il gigante fiorentino è già leader azzurro

Alessandro Cecioni
Rugby, quei colpi di... Cannone: il gigante fiorentino è già leader azzurro

La storia di Niccolò, fresco di esordio in nazionale al Sei Nazioni: «Giocavo a calcio, poi scoprii la palla ovale all’Isolotto. Con la Francia siamo migliorati, arriverà il nostro momento»

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FIRENZE. Planet Rugby, la più autorevole rivista di rugby del mondo, dice che Niccolò Cannone, seconda linea azzurra, 22 anni, sarà il fiore all’occhiello del pack azzurro della prossima decade. Se i giornalisti inglesi avranno visto giusto l’Italia rugbystica lo dovrà all’anonimo allenatore delle giovanili della Lastrigiana calcio che una decina di anni fa escluse Niccolò dalla squadra. «Giocavo portiere e a fine stagione mi dissero che non servivo più, c’erano altri». Basta con il calcio, un po’ di pugilato, tennis, poi degli amici gli dicono che c’è una nuova società di rugby all’Isolotto, quartiere periferico di Firenze. Si chiama Bombo. Niccolò va, si appassiona, ed ora sta qui nel ritiro azzurro, in vista di Italia-Scozia di sabato (15,15 diretta su DMax). Già due cap all’attivo, mai sostituito, 160 minuti giocati.

Com’è esordire in nazionale nel Sei Nazioni, il torneo più prestigioso del mondo?

«Un sogno, un’emozione che non ha uguali, esordire a questo livello, con questa maglia. Prima della partita con il Galles, nello spogliatoio ho pianto. Erano lacrime di felicità e di tensione. Un momento indimenticabile. Avevo le lacrime anche durante l’inno, ma una volta tolta la felpa ero pronto alla battaglia”.

La battaglia, il contatto. Perché il rugby?

«Perché è uno sport vero, sia dal punto di vista fisico che umano. Se non dai tutto, se non sei leale e sincero con te stesso non lo puoi praticare. Sincero, sì, nel senso che devi chiederti se sei pronto a prendere colpi e devi risponderti la verità, se non sei pronto non puoi giocare”.

Essere grossi, atletici, avere un gran fisico aiuta a raggiungere gli alti livelli?

«Non solo, bisogna lavorare molto, sacrificarsi, avere la voglia di migliorarsi sempre, ogni giorno, altrimenti niente ti aiuta a diventare bravo. Lavoro e sacrificio».

Conterà anche la famiglia.

«Certo i genitori che appoggiano la tua scelta servono, così come chi ti accompagna al campo, mia madre Simonetta lo ha fatto per due anni. Ma poi il tuo percorso dipende da te, da quanto sei disposto a fare”.

Oltre trenta placcaggi in due partite.

«Sì, ma placcare è una cosa che devo allenare, ci sono ancora molte cose che devo fare meglio, soprattutto nella tecnica».

Un pregio e un difetto di Niccolò Cannone.

«Pregio: la carica agonistica, la voglia di combattere che metto nell’uno contro uno. Difetto: non sono una seconda linea pura. Mi devo allenare molto per questo”.

Cosa c’è fuori dal rugby?

«Cinema, serie tv, Cristina, la mia fidanzata che un questi giorni si laurea in Lingue e che è figlia di un rugbysta. Sabato sarà allo stadio, ci sarà anche mio padre. Dei film candidati all’Oscar avevo visto Joker, un attore fantastico anche se per me il vero, unico, Joker è Heath Ledger, così dentro la parte da morirne. L’attore che mi piace di più? Jim Carrey. Mentre per l’attrice vado sul classico, Jennifer Aniston».

Com’è questo Sei Nazioni?

«Stiamo lavorando duro, con la Francia siamo migliorati, ma abbiamo commesso errori. Arriverà anche il nostro momento, vincere con questa maglia sarà un’emozione ancora più grande». —


 

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