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SCI: IL GIGANTE DI kranjska gora 

Stavolta la valanga non c’è Bassino soltanto quinta Lontana anche la Brignone

Daniele Conti

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Impressionante la forza e la potenza dimostrata dalla diciottenne neozelandese Alice Robinson nello slalom gigante di Kranjska Gora.

La campionessa mondiale juniores ottiene la sua seconda vittoria dopo quella raggiunta a Soelden. In Austria aveva dimostrato di non temere neppure la fuoriclasse Mikaela Shiffrin, ancora assente dalle competizioni dopo il grave lutto familiare. Sulla difficile impegnativa pista Podkoren, dove abitualmente gareggiano i maschi, la giovane Alice ha dimostrato una grande classe attaccando dalla prima all’ultima porta facendo segnare il miglior tempo nella seconda manche e capace di scavalcare la slovacca Petra Vlhova che aveva chiuso al comando la prima frazione. Un errore sul muro era costato carissimo nella prima manche alla neozelandese che rischia di cadere come le era successo a Garmish. Ma lei non demorde, incrementa la velocità e riesce a contenere il distacco a soli 24 centesimi da Vlhova. Fin da subito si era capito che il successo finale era ristretto a loro due, ma alla fine la campionessa del gigante della passata stagione, vincitrice pari merito con Brignone a Sestriere, si è dovuta accontentare del secondo posto. La slovacca riesce ad incamerare 80 preziosi punti e balza al secondo posto della classifica provvisoria di gigante Coppa del Mondo dietro alla nostra Federica Brignone che mantiene il pettorale rosso nonostante un modesto (per lei) ottavo posto finale nella gara odierna con oltre due secondi di svantaggio. La 29enne dei Carabinieri ha patito una fastidiosa influenza intestinale che non le ha consentito un adeguato allenamento nei giorni precedenti la gara su una pista che di certo non è mai stata la sua favorita. Meglio di lei, al quinto posto, è finita la piemontese Marta Bassino: “nel complesso sono contenta, anche se quel centesimo che mi tiene fuori dal podio mi fa un po' arrabbiare” ha detto Bassino “ho sbagliato un po' in entrambe le manches, era una pista da interpretare: il primo pezzo era da spingere e poi si entrava nel muro finale che sbatteva e bisognava cercare di fare velocità». —

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di Redazione web