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Tennis, basket e pallavolo già sposano il challenge

Tennis, basket e pallavolo già sposano il challenge

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Il challenge, ovvero il ricorso da parte dell’atleta o dell’allenatore alla chiamata diretta per rivedere instantaneamente un’azione al video, non è una novità nello sport Anzi: basket, pallavolo, tennis e arti marziali, da diversi anni, hanno imparato a convivere con il giudice instantaneo a bordo campo: e in queste discipline il livello di polemiche sulle decisioni arbitrali è stato ridotto quasi a zero, perchè all’occhio della tecnologia nulla sfugge, e sono stati adottati parametri molto rigidi sul numero e sulla modalità di richiesta di challenge da parte dei protagonisti.

Nel tennis la tecnologia è stata ribattezzata, e non è un caso, si chiama hawk eye, ovvero occhio di falco. I due circuiti professionistici, maschile e femminile, adottano questa tecnologia addirittura dal 2006: ogni atleta ha a disposizione tre chiamate a set (più una quarta soltanto nel tie-break) per valutare se una palla è dentro o fuori dal campo. Se chi chiama il challenge ha ragione, la chiamata non viene scalata dal conto complessivo, se invece si ha torto si perde un challenge .

Questa è anche la prima stagione in cui i coach della Nba, la lega professionistica statunitense del basket, possono fare ricorso alla “chiamata”. Ogni allenatore ha a disposizione una possibilità per partita: sta dunque all’abilità e all’intelligenza di ogni allenatore giocarsi questa chance nei momenti clou della gara .

Il challenge alla moviola è arrivato anche nel football americano: gli allenatori della lega, la Nfl, lanciano un fazzoletto rosso in campo per richiamare l'attenzione dell'arbitro.

La Nfl è tra le leghe che hanno fatto da pionieri all'utilizzo dell'on field review. I coach hanno a disposizione due chiamate per partita, e in senso più generale gli sport americani sono sempre stati molto sensibili alla cosiddetta moviola in campo: si utilizza anche nel baseball e nella lega professionistica dell’hockey su ghiaccio: proprio da questa stagione, la lega professionistica americana ha allargato ulteriormente la forbice di utilizzo del challenge da parte dei coach.

Infine la pallavolo, dove sono concessi due challenge a squadra per ogni set. Anche in questo caso, come già visto nel tennis, il conteggio si abbassa soltanto in caso di chiamata errata. Anche nel karate è presente il Var a chiamata, che nello specifico viene definito semplicemente video-review. Si applica nel kumite (ovvero nei tradizionali combattimenti uno contro uno), mentre non è presente nel katà. —

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