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Chiude i battenti l’atelier di Stella Chiarugi, ultimo capitolo di una storia lunga 44 anni
Con le sorelle ha segnato il successo della moda empolese: «Un’arte che sta andando perduta». Donato il patrimonio
EMPOLI. Anche l'ultimo capitolo legato alla storia imprenditoriale delle Sorelle Chiarugi sta per terminare.
Ultimi giorni di apertura, infatti, per l'atelier che Stella Chiarugi, la quarta delle quattro sorelle che hanno esportato in tutto il mondo le loro creazioni a marchio Oppio. Ha deciso di chiudere lo spazio che, dal 2010, gestiva in via Vincenzo Chiarugi, alle porte del centro storico di Empoli. Una scelta che, a ogni modo, spegne un'altra stella nel firmamento della moda empolese, capace di essere attrattiva soprattutto all'estero ma dove, rispetto a quando iniziarono le sorelle, le aziende ormai si riducono alle dita di una mano.
«La nostra storia iniziò nel 1976 – racconta Stella Chiarugi – dalla passione della mamma, Anna Ancillotti Chiarugi, la cui famiglia aveva una merceria e un negozio con macchine da ricamo. Io e le mie sorelle Sandra, Lucia e Rosaria iniziammo lavorando per le firme in voga in quel periodo, facendo attività di ricamo. Poi nel 1982 il lancio del nostro marchio Oppio, con il quale raggiungemmo i mercati internazionali. Uscivamo con le nostre collezioni su Vogue e le altre riviste specializzate, fino a costituire una società per azioni».
Sorelle Chiarugi Spa, nella sua massima espansione, arrivò ad avere 50 dipendenti nella sua sede di Spicchio-Sovigliana, tra le vie Raffaello Sanzio e Spartaco Marmugi, con uno showroom monomarca in via Serbelloni a Milano. Il marchio del fiore di papavero arrivò a produrre maglieria, jeans, capospalla, anche scarpe. «Vendevamo soprattutto in Giappone, Taiwan, Honk Hong, Francia, Germania e Medio Oriente – racconta Stella – poi arrivò il 2008 e decidemmo di chiudere poiché non c'era ricambio generazionale. Decidemmo di terminare a testa alta, pagando tutti i fornitori e i dipendenti, cedendo il marchio a una società milanese con cui solo io, tra le quattro sorelle, collaborai fino al 2010. Ma andare spesso da Empoli a Milano non mi andava più dopo decenni che lo facevo».
Quindi l’idea di aprire un atelier dove creare in piccolo le grandi idee della sua maison. «Il cliente tipo è la signora in cerca del vestito particolare da cerimonia – spiega – che cerca eleganza e originalità. Oppure donne con taglie non standard in cerca di qualcosa di bello. Utilizzo materiali ricercati come pizzi francesi di Calais, seta, ricami con cristalli veneziani e pietre Swarovski».
Ora però è il momento di lasciare: «Qui non ho mai avuto apprendisti – spiega – e francamente non è che ci sono stati giovani che abbiano bussato alla porta per imparare il mestiere. Purtroppo l'arte del ricamo sta andando sempre più perduta. Anche quando eravamo una Spa lavoravamo con i criteri dell'artigianalità, del valore dell'oggetto. Oggi si vedono tanti tessuti di importazione a basso prezzo, il valore della griffe che c'era fino agli anni Novanta non c'è più, resistono solo quelle che hanno tanti soldi da investire e le spalle coperte. Sorelle Chiarugi lavorava solo delle proprie risorse».
Il patrimonio storico dell'azienda non andrà perduto: grazie in gran parte a donazioni finirà al Museo del tessuto di Prato, al Museo del costume di Pitti a Firenze e in prevalenza al Vintage Palace di Lugo di Romagna, specialista del settore. Niente, purtroppo, sembra rimanere a Empoli. «E pensare che in questa città è stato inventato l'impermeabile – conclude Stella Chiarugi – abbiamo il Museo del vetro ma non quello della moda. Sarebbe stato bello che anche qui potesse essere realizzato non dico per forza un museo, almeno uno spazio espositivo per valorizzare questa storia». —
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