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RUGBY / SEI NAZIONI 

Non basta il cuore a Parigi, ma è un sconfitta con onore

Alessandro Cecioni
Non basta il cuore a Parigi, ma è un sconfitta con onore

Gli azzurri giocano per larghi tratti alla pari coi francesi e segnano tre mete Buona reazione degli uomini di Smith dopo il pesante ko contro il Galles

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Tanta Francia, ma un po’ più di Italia. La strada è lunga ma almeno abbiamo lasciato la stazione e a Parigi finisce 35-22 con cinque mete francesi (Thomas, Ollivon, Aldritt, Ntamack e Serin) e tre azzurre (Minozzi, Zani e Bellini). L’Italia fa più gioco che a Cardiff, calcia meno possesso e quando lo fa è con maggiore efficacia, ma restano i problemi sulla difesa del pallone nei punti di incontro e, soprattutto, nel cercare di prenderlo agli avversari. Solo con l’ingresso di Fischetti e Riccioni, nel secondo tempo le cose migliorano un po’. Resta l’amaro per aver avuto un blackout iniziale, 20 minuti, in cui la Francia ha preso il largo con un 13-0 che alla fine è quasi lo scarto fra le due squadre. “Sì come a Cardiff siamo partiti lenti, ci succedeva anche alla Benetton – dice Luca Morisi – forse dobbiamo cambiare qualcosa nel riscaldamento”.

Riscaldamento che Dean Budd in pratica non aveva fatto. “Dovevo entrare nel secondo tempo, ma Zanni ha accusato un dolore al fianco ed è stato tolto dalla formazione e mi sono trovato in campo a partire da titolare, anche con una certa apprensione”.

Rammarico azzurro anche per non aver approfittato di un calo mentale della Francia fra il 65’ e 70’ del secondo tempo. Si era sul 28-17 e l’Italia ha avuto almeno tre occasioni per tornare sotto nel punteggio. Costano cari un passaggio sbagliato di Steyn e un errore in touche in attacco, oltre, poco prima, un piazzato che Allan, complice il vento, calcia fuori. “E’ vero nel secondo tempo siamo meno consistenti, gli italiani ci hanno portato a spasso per il campo”, ammette Fabien Galthie, ct francese, e Raphael Ibanez, manager della squadra transalpina elogia il gioco italiano del secondo tempo: “Sono stati bravi e consistenti”. Una risposta a chi chiede se sia giusto che l’Italia resti ancora nel Sei Nazioni. “Abbiamo preparato il match molto bene, ma l’Italia ci ha sorpreso”, chiude la discussione, capziosa, Galthie.

“Visto la strada che stiamo facendo – dice Franco Smith, ct azzurro - non credo che sia possibile essere arrabbiato. Sì c’è ancora tanto da migliorare, ma abbiamo iniziato ad avere fiducia nel nostro sistema, e questa è la cosa più importante. Abbiamo creato più spazi. La capacità di contestare il pallone? Abbiamo cambiato organizzazione, ora voglio l’uomo a terra e dopo la contestazione, dopo il rallentamento, è una cosa su cui dobbiamo migliorare, ma sono sorpreso dalla capacità di imparare di questo gruppo”. Marco Riccioni, pilone entrato nel secondo tempo, conferma un cambio di strategia sui punti di incontro. “Ormai è chiaro che succede di tutto e gli arbitri non fischiano, allora meglio stendere l’avversario e poi provare a rallentare, ma senza mettere le mani perché anche oggi, e vi giuro non abbiamo capito perché, ci è stato fischiato un ‘mani in ruck’ che non c’era. Stiamo lavorando a contromisure”.

Contro la Scozia cercheremo di ripartire dalla fine di questa partita, dai sessanta minuti in cui abbiamo dato filo da torcere agli avversari”. E messo dei dubbi. Contro l’Inghilterra la difesa francese era stata elogiata, il guru Shaun Edwards, ex Galles, elevato alla soglia degli altari. Poi arriva l’Italia e segna tre mete. Galthie è nero in conferenza stampa. “Siamo stati meno consistenti in difesa che contro gli inglesi”. —

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