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VERSO IL DERBY: LA STORIA 

Una suora per il Diavolo Tifa Milan... in clausura

Una suora per il Diavolo Tifa Milan... in clausura

Giacomina Stuani, ex giocatrice, vive nel convento di Cascia «Ibra? Anche le sorelle più anziane portano la saggezza...»

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CASCIA. Tifa per il «diavolo», quello rossonero del Milan, ma “gioca” per la squadra di Dio suor Giacomina Stuani, monaca di clausura del monastero di Santa Rita a Cascia. Arriva dalla provincia di Mantova e prima che «il Signore la chiamasse», a 38 anni, aveva dedicato la sua vita al calcio e alla pallavolo. Suor Giacomina aveva anche un lavoro fisso all'Agenzia delle entrate, che ora le torna utile per far quadrare i conti del monastero. La passione per il calcio e per le altre discipline sportive è ancora intatta in lei, «perché fare sport è bello, è sano, è occasione di fraternità e condivisione». «Mi chiamavano Sivori», ricorda con un pizzico di orgoglio. Parla del suo Milan, del derby di domenica prossima con l'Inter, del ritorno di Ibrahimovic e di schemi: il 4-4-2 di Arrigo Sacchi è il preferito. Mostra le foto di quando giocava e le maglie del Perugia, della Ternana e della Cremonese che le hanno regalato le delegazioni in visita a Santa Rita. Suor Giacomina era ancora una bambina quando iniziò a tirare calci a un pallone. «Giocavo con mio fratello e i suoi amici - racconta - fino a quando non entrai a far parte della Fc Internazionale Canneto sull'Oglio. Indossavamo le maglie nerazzurre e per me milanista non era il massimo, ma la passione faceva superare tutto». E così entra in clima derby: «Chi vincerà domenica? Il cuore dice Milan, ma se l'Inter sarà più forte tanto di cappello». Spiega comunque che non vedrà la partita perché «noi siamo monache contemplative». Per commentare il ritorno di Ibra si affida a un parallelismo. «Personalmente - dice - mi piace andare avanti e non voltarmi indietro, ma se il suo arrivo significa portare esperienza e personalità all'interno di un gruppo giovane allora può funzionare, così come accade nella nostra vita comunitaria: le giovani si integrano alle anziane non per tornare all'antico, ma per mettere insieme saggezza ed entusiasmo».

Infine la convocazione nella «squadra del Signore». «Lui è l'allenatore più grande - afferma -, la sua è stata come una dichiarazione d'amore cui non ho saputo dire di no. Anche se oggi al primo posto della mia vita c'è Dio la passione per il calcio non è scemata per nulla». Intanto nel chiostro del monastero sbuca un pallone, «due passaggi li faccio volentieri». E mentre palleggia sorride e riflette a voce alta: «Certo, è un paradosso per una suora tifare per il Diavolo». —

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di Redazione web