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Mai dare per morto Djokovic: il re di Melbourne non abdica

Vezio Trifoni
Mai dare per morto Djokovic: il re di Melbourne non abdica

Nole va sotto 2 set a 1 contro il bombardiere Thiem, poi reagisce da fenomeno Ottavo titolo in Australia e 17° slam in bacheca per il serbo che torna numero 1

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L’ottavo re di Melbourne è Nole Djokovic. Più lo mandi giù, più si tira su. Il serbo come Tiramolla, l’Ercolino sempre in piedi dei tempi moderni. Ha vinto l’ottava finale all’Australian Open su otto, la seconda consecutiva in un major al quinto set. Non aveva mai rimontato da sotto due set a uno nel match per il titolo in un major, prima di superare Dominic Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4.

L’austriaco arriva a un set dal diventare il 150mo campione Slam nella storia del gioco, ma il peso della storia lo schiaccia. Djokovic ha vinto 81 punti a 76 negli scambi sotto i 4 colpi, e 76 a 71 in quelli che ne hanno richiesti almeno cinque.

«Voglio ringraziare tutti quelli che sono venuti qui a vederci giocare, a incoraggiarci», ha detto nella cerimonia di premiazione. «Ci sono state cose devastanti nel 2020, incendi, guerre, e una persona importante per me, Kobe Bryant, morto in un incidente d’elicottero. È un messaggio, ricordiamoci di stare vicino alle persone che ci vogliono bene.

Noi facciamo il nostro meglio per competere, ma nel mondo ci sono cose molto più importanti del tennis». Il serbo tornerà numero 1 lunedì. Sarà il suo quinto periodo in vetta al ranking. Restando ininterrottamente in testa, a ottobre potrebbe superare le 310 settimane da numero 1 di Roger Federer. Djokovic conquista così il suo 17mo Slam, il tredicesimo di fila vinto da uno dei Fab 3: una serie iniziata dopo il trionfo di Wawrinka sul serbo allo US Open del 2016. Come lo svizzero nella sua versione più scintillante, Thiem mette Djokovic di fronte a due fondamentali ugualmente carichi e di comparabile efficienza.

E sulla diagonale sinistra, appena incontra una palla più corta o meno angolata, le ruota intorno e sfonda col dritto a sventaglio. Ma la testa non regge e le gambe smettono di conseguenza di alimentare il sogno. Thiem perde la sua quarta finale di fila e si presenta alla premiazione sull’orlo di una crisi di pianto nervoso. «Sono orgoglioso di poter competere con te, Rafa e Roger: avete portato il tennis a un livello incredibile».

L’esperienza però è importante in eventi del genere, e Nole lo dimostra immediatamente prendendosi il break del 2-0 dopo un lunghissimo game deciso al dodicesimo punto e vince il primo set 6-4. Sembra poter diventare una passeggiata per Djokovic, ma non è affatto così.

Thiem tiene il servizio a 0 in avvio di secondo set, e poi si porta sul 2-1 martellando il blasonato avversario e costringendolo a concedergli un break al terzo tentativo. L’austriaco resiste sul 3-2 e annulla il controbreak a Djokovic, ma si deve arrendere nell’ottavo game che vale il 4-4. Dura però un solo game, perché Djokovic si fa strappare il servizio per la palla del 5-4 e subito dopo Thiem si prende il secondo set 6-4.

La partita sembra aver cambiato faccia, perché il terzo set è tutto a favore di Thiem, e chiude 6-2, Mai dare Djokovic per sconfitto, però. Specie agli Australian Open. Il fuoriclasse di Belgrado torna a salire di tono dopo le difficoltà anche fisiche dei minuti precedenti: si prende il 6-3 a 0 con un ace e poi accelera, prendendosi subito il break del 2-1 in avvio di quinto set, aumentando ulteriormente la tensione sulle spalle di Thiem: il più giovane avversario, ancora a caccia del primo Slam della carriera, su uno dei campi preferiti dal suo avversario, è anche costretto a inseguire. E alla fine si arrende.
 

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