Finanza
Le litiganti della pedana
Errigo-Di Francisca, scintille. La Fis: non sopporteremo oltre
ROMA. La diatriba fra le due azzurre del fioretto Elisa Di Francisca e Arianna Errigo, che si affrontarono nella finale olimpica di Londra 2012, continua a far discutere il mondo della scherma, e non solo. Le due non se le sono mandate a dire, con frasi a mezzo stampa e sui social. In particolare la Di Francisca ha mostrato disappunto nei confronti delle compagne: «non c'è gioia, sono inc... per come stanno andando le cose: prima facevamo l'inno e cantavamo, ballavamo e il tutto creava gruppo; adesso ognuna si fa gli affari propri. Non mi farà risultare simpatica questa uscita? Chissenefrega». Puntuale è arrivata la risposta della Errigo, che ha mostrato totale disaccordo a proposito delle affermazioni della collega: «ognuno ha le sue idee, per quanto strampalate possano sembrare. Ciò che mi sento di dire è che probabilmente se il mio obiettivo fosse veramente quello di compattare la squadra proverei a rivolgere la parola alle mie compagne invece di andarle ad incolpare sui giornali. Quindi se posso darle un consiglio, è di rivedere il proprio modo di comportarsi nei confronti delle compagne di squadra e in generale di Nazionale. Inoltre se fossi in lei mi concentrerei sul lavoro anzichè disperdere energie in polemiche inutili». Ora interviene la federazione italiana scherma che, con una nota «stigmatizza con fermezza le modalità, i toni ed i contenuti delle dichiarazioni fatte alla stampa e sui social network ed ampiamente riportate dai mezzi di comunicazione, in merito alla diatriba tra le atlete Elisa Di Francisca ed Arianna Errigo. Pur riconoscendo ad ognuno la piena libertà di pensiero e di espressione, invita alla moderazione dei toni ed ad una riflessione sull'opportunità di alcune dichiarazioni, richiamando ciascuno ad una presa di consapevolezza del ruolo di componente della Nazionale». La federazione sottolinea inoltre che «incomprensioni e diatribe personali, sebbene fisiologiche all'interno di un gruppo soprattutto in contesti di confronto individuale, devono essere affrontati nelle sedi opportune». —
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