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Il dna che salta lontano Fiona May e Larissa «Mi rivedo un po’ in lei ma niente pressioni»

GIORGIO VIBERTI

L’intervista alla grande lunghista, oggi 50 anni, che vive a Firenze «Mia figlia debutta tra i grandi, può arrivare lontano. Ma con calma» 

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GIORGIO VIBERTI

Fiona May, 50 anni, due titoli iridati e altrettanti argenti olimpici nel salto in lungo, è stata una grande campionessa, ma secondo molti sua figlia Larissa, non ancora maggiorenne, potrebbe fare meglio. Un segnale potrebbe arrivare già domani a Karlsruhe, in Germania, nella 2ª tappa del circuito World Indoor Tour, che vedrà l’esordio fra i grandi della giovane promessa azzurra, campionessa europea Under 20 nel lungo, a soli 17 anni, e con un record di 6,64 metri, ottava prestazione italiana assoluta di sempre.

Fiona, come vive l’esordio di Larissa fra i big dell’atletica?

«Sono tranquilla, come può esserlo una mamma. Non voglio aggiungere altro stress a quello che Larissa starà già sentendo. Sono felice, certo, ma perché lo è anche lei, cercando di non creare troppe aspettative».

Anche lei fu campionessa europea juniores, ma sua figlia c’è riuscita 8 mesi prima: è più brava anche della mamma?

«Lo spero. Certe cose le fa meglio di me, in altre deve ancora migliorarsi. Di sicuro ha talento, ma dopo oltre 30 anni i paragoni tra noi due servono a poco perché sono cambiati anche i materiali, le scarpe, le pedane, i metodi di allenamento, l’alimentazione e tante altre cose».

Larissa, rispetto a lei, fa anche gare di velocità, ostacoli e pentathlon: non è troppo dispersivo?

«Non credo, anzi. Tante altre atlete lo fanno. E poi Larissa ci tiene molto, così riesce anche a completarsi tecnicamente e secondo me anche a divertirsi di più».

Ha mai avuto la tentazione di allenarla?

«Mi sembra che sia molto ben seguita dai suoi allenatori (Gianni Cecconi e Ilaria Ceccarelli, ndr) e forse io ci metterei troppo pathos».

Beh, qualche consiglio a sua figlia lo darà, o no?

«Larissa sa che io ci sono e spesso mi cerca, ma più per un supporto psicologico, affettivo, emotivo. Per le questioni tecniche ha già chi la segue e bene».

Ma si rivede in sua figlia?

«Sì, soprattutto nel carattere, nella grinta con cui fa le cose, nell’approccio alle gare. Lì c’è tanto anche di me».

Questa per Larissa è una stagione molto importante: a luglio i Mondiali U20, poi i Giochi per i quali il pass è 6,82. Troppo?

«Non voglio sentire parlare di Olimpiadi! Un passo per volta, non aumentiamo la tensione guardando troppo avanti. Cominciamo con questa gara con i grandi a Karlsruhe, poi punteremo ai Mondiali, dove Larissa dovrà presentarsi al top e dare tutto per cercare di vincerli».

Lei pensa che presto sua figlia sceglierà solo il lungo lasciando corsa e ostacoli?

«Non credo, almeno non nell’immediato futuro. A lei piacciono molto, si svaga di più. E pensare che da bambina dell’atletica non ne voleva proprio sapere».

Di Larissa piccolina diventò famoso uno sport con la sua mamma per una nota merendina. Ricorda?

«Come no! Una pubblicità ben fatta e divertente».

Cominciò con la ginnastica artistica, vero?

«Sì, e la fece per 7-8 anni. Credo che non cominciò con l’atletica perché forse le pesava di essere figlia d’arte (anche il padre Gianni Iapichino era stato azzurro, ex campione italiano di salto con l’asta) e temeva di non reggere poi il confronto. Poi andammo a vedere un meeting a Montecarlo e un mese dopo ci disse che le ssarebbe piaciuto provare, io e suo padre pensavamo scherzasse e invece cominciò con le gare veloci. Solo più avanti e quasi per caso si dedicò anche al lungo».

Dal 2011 ormai lei non è più insieme al suo ex marito e padre di Larissa: come reagì sua figlia di fronte a quella separazione?

«Il divorzio credo che sia una cosa normalissima, ma Larissa all’inizio ci rimase male, non se l’aspettava, naturalmente un po’ lo patì. Adesso però mi sembra che tutti insieme abbiamo trovato i giusti equilibri».

Larissa fa il 4º anno del liceo scientifico: è dura conciliare scuola e sport ad alti livelli?

«In Italia non è sempre facile conciliare le due cose, ma devo dire che al Liceo Leonardo da Vinci di Firenze sono molto comprensivi e Larissa riesce a cavarsela bene».

E allora che cosa farà da grande?

«Questo dinpederà molto da quest’anno. Sarà lei a decidere, so che sta già pensando a che cosa scegliere all’Università, trovando anche un gruppo sportivo militare per continuare con l’atletica. E se continuerà a migliorare come ha fatto in quest’ultimo anno...». —

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