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LA TESTIMONIANZA 

Io e lui, compagni di banco e di giochi Che risate nei pomeriggi a casa mia

PAOLO CIOLINI

Paolo Ciolini, l’amico pistoiese «Arrivò in quarta elementare alle Mantellate, legò subito con tutti. E mi scrisse una cartolina quando debuttò nella Nba» 

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PAOLO CIOLINI

Le verifiche scolastiche. I pomeriggi a giocare. A basket, naturalmente, ma anche a calcio o in piscina. Io e Kobe eravamo due bambini quando ci siamo conosciuti, il primo giorno di scuola della 4° elementare, anno scolastico 1987/1988, dietro ai banchi dello storico istituto delle suore Mantellate, dalle cui finestre si vede la statua di Garibaldi a cavallo, a pochi passi da Piazza Duomo, il cuore storico di Pistoia. In classe c'era un nuovo alunno, che di nome faceva Kobe e Bryant di cognome. Come nuove sono le sorelle più grandi che frequentano le medie. I bambini sanno che la loro famiglia è famosa ma per loro sono solo compagni di classe, simpatici e alla mano. O addirittura compagni di banco, come sarà Kobe per me. E con quel ragazzino innamorato dei canestri scopriiuna nuova passione a spicchi. Ci siamo frequentati molto in quei due anni, anche fuori dalla scuola. Ma anche con gli altri ragazzi aveva legato molto, ricordo che si ambientò subito bene con tutti. Kobe parlava già bene l'italiano venendo da Reggio Calabria e non era il tipo che stava in disparte. Spesso io andavo a trovarlo a Cireglio e lui era ospite a casa mia, le nostre famiglie si frequentarono molto in quegli anni e nacque un'amicizia particolare. Sono passati tanti anni, ci siamo risentiti anche dopo la sua partenza. Quando era con la famiglia a Reggio Emilia e anche quando tornò negli Usa Uniti, ho a casa tante sue cartoline. Poi ci siamo risentiti quando fece il suo esordio in Nba (novembre 1996). Fu una cosa particolare: provai a scrivere una lettera ai Lakers e incredibilmente mi risposero. Anzi mi rispose lo stesso Kobe che mi mandò il suo poster autografato, i gadget e il suo numero di telefono. Quando sentii la sua voce al telefono, era il Kobe di sempre. Quello con cui non mi stancavo mai di giocare, con cui andavo in piscina o giocavo a calcio, una sua grande passione. Dopo il basket certo, quello era il suo primo amore e io ne fui contagiato». —

(testo raccolto

da Elisa Pacini)

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