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Rensenbrink, l’uomo che spariva dai radar Tra lui e la leggenda ci fu soltanto il palo

GIORGIO BILLERI
Rensenbrink, l’uomo che spariva dai radar Tra lui e la leggenda ci fu soltanto il palo

La Sla ha portato via a 72 anni un altro spicchio dell’Arancia Meccanica Esterno d’attacco “liquido” e modernissimo, sfiorò un titolo Mondiale 

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GIORGIO BILLERI

Un altro spicchio dell’Arancia Meccanica che se ne va. Un altro mattoncino di quell’improvvisa, repentina, inattesa costruzione di calcio che entrò nelle nostre vite come un uragano, all’alba degli anni Settanta.

La Sla, morbo sottile e implacabile che colpisce i calciatori anni Sessanta e Settanta, ha portato via anche Rob Rensenbrink, che dopo il Divino (non c’è bisogno neppure di citarne il nome), rappresentò forse la maggior eccellenza tecnica di quella squadra pazzesca, una delle più complete, ammalianti, divertenti mai viste.

Rensenbrink non era soltanto un’ala. O meglio, lo era come posizione in campo: lui partiva dalla sinistra, con Crujff al centro, a cesellare idee e palloni per tutti, e Johnny Rep dall’altra parte. No, Rob fu il primo esempio di uomo a tutta fascia, precursore di un ruolo, quello di esterno alto del 4-3-3, che ha rappresentato una svolta tattica nel football moderno.

Giocava a sinistra, e lo chiamavano il serpente. Perchè era un giocatore liquido, che non offriva alcun punto di riferimento. Potevi trovarlo all’altezza dei centrocampisti e subito dopo riappariva in area, con una capacità di smarcamento mimetico e di sfruttamento attivo degli spazi che raramente si è visto dopo di lui. Rensenbrink, insomma, giocava tra le pieghe della difesa avversaria e tra le pieghe della partita: aveva dribbling (come tutti gli spichi dell’Arancia Meccanica), controllo di palla superiore, velocità nello stretto e tiro mancino di tutto rispetto. Il suo lavoro, unito a quello di Rep dalla parte opposta, agli inserimenti di Neeskens, alla regia del sublime Van Hanegem hanno finito per esaltare la divinità con il numero 14, il figlio della lavandaia di Amsterdam che in quell’Olanda avdeva trovato un humus perfetto per far rifulgere il suo talento.

Ma non sarebbe corretto dire che Rensenbrink fu un semplice vassallo di Johann: semmai ne fu il perfetto completamento tecnico, forse mai abbastanza celebrato se non da Rinus Michels, che di quella formidabile selezione fu padre, madre e creatore.

La storia di Rob, nato nel 1947 ad Amsterdam, è costellata da tante vittorie e dalle due sconfitte che l’Olanda calcistica mai potrà dimenticare.

Curiosamente non ha mai giocato in Eredivisie, anzi la sua parabola di club si è consumata quasi interamente in Belgio, che divenne il suo paese d’elezione alla faccia della rivalità di vicinato: tre stagioni al Bruges, quindi dieci anni all’Anderlecht. Dei biancomalva divenne leader, capo carismatico e ovviamente stella in campo: con 143 gol su 260 presenze ha portato in dote due campionati, 5 Coppe nazionali, due Coppe delle Coppe (dove, con 25 gol è il miglior marcatore della storia una Supercoppa europea.

Ma poi ci sono anche le due sconfitte, eh si. Quelle che dividono il grande campione dall’eternità, quelle delle finali Mondiali. Giocate, curiosamente, entrambe contro le formazioni padrone di casa. Quella del 1978 è rimasta scolpita per sempre nei suoi ricordi, e non nel cassetto migliore. Al Monumental di Baires, nell’ultimo atto del Mundial voluto dai colonnelli argentini, proprio al 90’ un lungo tracciante di Brandt raggiunse proprio lui, Rensenbrink, ancora una volta scomparso dai radar dell’Albiceleste e quindi riapparso in area: sinistro radente, palo pieno, con tutta l’Argentina (intesa come Nazione) che tratteneva il fiato. L’Arancia poi, nei supplementari, venne spremuta da Kempes e Daniel Bertoni. E le porte della leggenda si chiusero per sempre, per quella squadra irripetibile e per la sua ala sinistra. Che concluse la sua carriera negli Stati Uniti, e che non volle mai fare l’allenatore perchè non lo trovava divertente. Già, lui che di divertirsi con la palla al piede ne sapeva qualcosa. Riposa in pace, Rob. —

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