Proteste
Ibra e Lautaro, i due volti di Milano
Un Milan targato Ibra. Anche se lo svedese non ha messo il timbro tra i marcatori nelle ultime vittorie, è evidente il suo ruolo fondamentale nella trasformazione di un Diavolo che prima era spento e che adesso mostra caparbietà e voglia di lottare. Un calciatore da solo non cambia una squadra, ma qui parliamo di Ibrahimovic, un uomo senza eguali nel calcio. Potrete trovare giocatori più tecnici, altri più rapidi, ma non troverete uno come lui in quanto a potenza e agonismo. Il suo apporto non si misura solo in termini di gol, ma anche di personalità. Una personalità così prorompente da contagiare tutti i compagni, persino l'allenatore: prima Pioli sembrava rassegnato, adesso crede nella rimonta, così come ci crede tutto l'ambiente. Ibra è un riferimento assoluto anche in campo: non è solo un finalizzatore, gioca anche per la manovra. I palloni buttati in avanti senza criterio con lui diventano potenziali assist. La realtà non è tanto diversa dal modo in cui lo stesso attaccante ama dipingersi: nonostante l'età, Ibra somiglia sempre più a un "semidio" del rettangolo verde.
C'è anche chi, su quel rettangolo, non c'è proprio sceso. Sono i giocatori del Toro, spettatori non paganti del 7 a 0 dell'Atalanta. Ok la forza offensiva della Dea, ma qui c'è una umiliazione che va ben oltre la sconfitta. L'atteggiamento dei granata è stato inammissibile: era come se avessero già preparato il pallottoliere. Ciò che è inaccettabile non è tanto l'impossibilità di tener testa agli avversari, quanto la mancanza di una risposta almeno sul piano nervoso. Le reazioni nel calcio ci sono, a volte sono anche antipatiche, ma almeno dimostrano la frustrazione per il risultato.
Ne è un esempio l'espulsione di Lautaro, con un'Inter che qualcuno troppo frettolosamente etichetta come "malata di pareggite". I pareggi arrivano perché gli attaccanti partono altruisti ma finiscono per peccare di egoismo, intestardendosi in giocate solitarie e sprecando potenziali occasioni, mentre la difesa pare come "adagiarsi" sulla consapevolezza di essere forte - magari per aver concesso poco o nulla agli avversari per gran parte del match - salvo poi riscoprirsi vulnerabile. Oltre che sui nuovi acquisti, Conte dovrà lavorare su questi aspetti, prima che la Vecchia Signora sia troppo lontana...
(a cura di Giorgio Carlini)
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