Gioco
Colpire i razzisti puntando sul denaro: la linea di Lotito può essere una svolta
Il mondo del football è a caccia di soldi per sopravvivere. Altri due segnali: diritti internazionali e lotta ai procuratori
Il fruscio dei soldi. Seguitelo e troverete la traccia di ogni azione, buona o meno buona, intorno al calcio. Si sa, i debiti cominciano a essere tanti e non si può continuare a prosperare solo grazie ai danari finti delle plusvalenze, frutto del periglioso e finora legale slalom tra furbizie e imbrogli.
Negli ultimi giorni almeno tre notizie, non ovunque evidenziate con la cura che avrebbero meritato, hanno dato il senso a qualcosa che si sta finalmente muovendo in una buona direzione. Insieme con altre, pessime come sempre, che restano fin troppo sullo sfondo, perché ormai la narrazione è scenograficamente presa dalla necessità di dipingere più bello di quel che è un prodotto sempre meno entusiasmante. Prendete l’agguato tribale fra i tifosi di due squadre della Basilicata che domenica scorsa ha provocato la morte di un sostenitore della Vultur Rionero con il conseguente arresto di 25 tifosi.
Ingiusto considerare “minore” questo episodio solo perché avvenuto lontano dai riflettori del grande calcio. Il marcio si annida a ogni livello di uno sport ormai minato alle radici, questo omicidio meriterebbe la stessa attenzione di quelli che hanno provocato minuti di raccoglimento e scie di indignazione e commozione a orologeria. Anche perché nei tornei minori ogni anno 600 arbitri finiscono all’ospedale per aggressioni di tifosi, dirigenti e giocatori.
Niente, ha prevalso la solita disinformatija fatta di statistiche fabbricate ad arte tanto per lodare i presunti grandi acquisti delle recenti stagioni, i timidi aumenti di spettatori negli stadi per sminuire il crollo degli abbonati alle pay-tv e l’annessa pirateria, i quattro miliardi di debiti, i disastri arbitrali con sabotaggio del Var. Senza scordare il flagello razzismo che non risparmia i tornei giovanili. E lo smarrimento della bussola della ragione con il mancato minuto di raccoglimento per onorare Pietro Anastasi.
In questo scenario desolante ecco le tre notizie che negli ultimi giorni hanno offerto qualche flebile segnale di speranza. Tutte nel solco del fruscio dei soldi, perché anche le buone azioni non sono mai solo opere pie. La prima riguarda Claudio Lotito, uno che nella classifica dei buoni sentimenti era in zona retrocessione. Stavolta però il presidente della Lazio merita la lode con il suo tentativo di recupero dei 50 mila euro andati in fumo grazie ai fascistoidi da curva che con il saluto romano durante una sfida di Europa League hanno portato a una sanzione da parte dell’Uefa. Lotito li ha fatti identificare dal sistema interno di telecamere, ha preso carta e penna e ha scritto a ognuno di loro: «È emerso che Lei si è reso responsabile dei comportamenti sanzionati (...). Pertanto la invitiamo a prendere contatto con la società per concordare una modalità di risarcimento». Dunque, volendo si possono andare a prendere uno per uno. Già si sapeva ma ora ci sono le prove del pregresso lassismo delle società calcistiche che ora evitano di lodare Lotito e, soprattutto, di imitarlo.
La seconda notizia è nascosta fra le righe delle prime dichiarazioni del neopresidente della Lega di Serie A, Paolo Dal Pino. Si parla ovviamente di soldi, quelli dei diritti tv. Sì, certo, si insiste sulla necessità di far crescere il fatturato anche del mercato interno, «ma il tema è quello di spostare l’attenzione da un livello non solo nazionale ma internazionale». Traduzione? In Italia il limone è spremuto, difficile tirar fuori altri soldi, andiamo a cercarli altrove. Una buona cosa per l’abbonato alle pay-tv che (forse) non dovrà tirar fuori altri soldi, un po’ meno per il calendario. Prima o poi aspettiamoci qualche partita nel cuore della notte.
La terza storia non è solo italiana. Anche qui si parla di soldi ma è la Fifa, la Federazione mondiale del pallone, che dichiara guerra allo strapotere dei procuratori. Ci sarebbe da chiedersi perché non l’abbia fatto finora (i soldi che escono dal Sistema calcio, intorno al 20 per cento del fatturato, fanno campare bene tante persone, non solo i maneggioni) ma intanto prendiamo per buone le intenzioni. L’idea è quella di mettere un tetto alle commissioni (il 10% del trasferimento per il club che vende, il 3% per chi compra e un altro 3% per il giocatore) e limitare le “scuderie”, in modo da evitare che siano gli agenti a decidere chi spostare, un po’ come avveniva ai tempi della Gea, l’agenzia legata indirettamente a Luciano Moggi che condizionava il mercato ancor prima di Calciopoli.
Qualcosa di buono, dunque, si muove. Non illudiamoci. Ad esempio i big delle procure, capitanati da Jorge Mendes e Mino Raiola, si sono riuniti a Londra per preparare le barricate nei tribunali di mezzo mondo. Le Spectre ha tanti soldi e tanti tentacoli, e dunque non illudiamoci. Il calcio purtroppo è (ancora) cosa loro. —
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