Gioco
«Non convocatemi»: Paquetà è un caso Tra ansia e panchina una grana per Pioli
MILANO. Scoppia il caso Paquetà, alla vigilia della gara contro il Brescia. Il centrocampista brasiliano del Milan, dopo l'allenamento, chiede infatti a Pioli di non essere convocato perché «poco sereno», turbato dalle sei panchine consecutive (con appena 60' giocati) e con il desiderio di essere ceduto. Una fragilità emotiva già manifestata ad inizio settimana: l'esclusione contro l'Udinese di domenica scorsa aveva portato ad un lieve attacco di tachicardia da ansia. Ieri pomeriggio il suo agente, Eduardo Uram, aveva poi incontrato la dirigenza rossonera per parlare di mercato e trovare una soluzione soddisfacente: il brasiliano non è considerato incedibile ma il Milan non vuole svenderlo o registrare minusvalenze dopo averlo pagato 38 milioni di euro un anno fa, di offerte concrete, però, non ne sono arrivate, nonostante gli interessamenti del Paris Saint Germain (Leonardo è il suo primo estimatore) e del Flamengo (la sua Alma Mater, dove potrebbe tornare ma solo in prestito). La richiesta di Paquetà di non partire per Brescia è accolta senza troppi indugi da Pioli. «Non abbiamo ancora fatto niente - sottolinea Pioli in conferenza -, la classifica rimane appesa a Milanello fino al 24 maggio perché non siamo qui a pettinare le bambole». Il Brescia sarà pure senza il grande ex Mario Balotelli ma Pioli si aspetta una lotta al Rigamonti: «Senza di lui il Brescia perde qualità ma troverà sicuramente più compattezza, dinamismo e aggressività». —
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