Il Tirreno

Sport

L'INTERVISTA

Anastasi, i ricordi di Morini: "Nella Juve grazie a lui. Non mi faceva mai gol e chiese di prendermi"

Sergio Braccini
Una formazione della Juventus degli anni Settanta: Morini è il secondo in piedi da sinistra
◗
Una formazione della Juventus degli anni Settanta: Morini è il secondo in piedi da sinistra

Ex stopper pisano della Juventus, ricorda il compagno: "Un amico vero, uno dei più forti: il calcio poteva onorarlo meglio..."

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Cosa le devo dire di Anastasi, che non sia già stato detto? Era una bravissima persona, oltre che un eccellente giocatore. Un amico: ho perso un vero amico, con cui ero rimasto in contatto in tutti questi anni. La sua scomparsa mi ha rattristato davvero molto. Ha sofferto, povero Pietro: prima il tumore, poi la Sla. Mi mancheranno anche le battute che ci scambiavamo, quando gli ricordavo che se ero arrivato alla Juventus e a giocare con tanti campioni il merito era suo». All’altro capo del telefono, la voce di Francesco Morini, storico stopper della Juve degli anni Settanta originario di Arena Metato, in provincia di Pisa, è ferma e senza esitazioni - seppur a rischio commozione - come lo era lui quando, in campo, impediva a fior di campioni di fare gol.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.38367661:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2020/01/22/news/francesco-morini-il-calcio-la-juve-e-le-radici-a-pisa-1.38367661]]

Ma, scusi, perché sarebbe proprio di Anastasi il merito del suo arrivo alla Juve?

«Perché quand’ero alla Sampdoria lo marcavo sempre io e ogni volta riuscivo a non fargli toccar palla: segnava chiunque tranne lui. Al punto che chiese a Boniperti di prendermi… mi risulta che gli abbia detto più o meno “presidente, portiamolo a Torino, è forte; e così smette di farmi fare figuracce”. Ci scherzavamo, su questa cosa, ma in pratica è andata proprio così. Devo anche a lui una parte dei miei successi: cinque scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa, non male».

Claudio Gentile ha avuto parole dure nei confronti della Federcalcio, colpevole di non aver fatto tributare su ogni campo della Serie A un minuto di raccoglimento. La pensa anche lei così?

«Per rispetto a Pietro, per il suo valore, anche come giocatore della Nazionale, si poteva di sicuro fare di più. Ma lui non amava le polemiche, per cui non mi va di aggiungere altro».

[[atex:gelocal:il-tirreno:sport:1.38367619:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.38367619:1654855138/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Cos’altro le viene in mente, ricordando gli anni trascorsi sul campo con l’amico scomparso?

«Tanti momenti belli, le vittorie, i campionati vinti, su tutti quello del 1973, il 15° della Juve, conquistato all’ultima domenica battendo la Roma, complici anche le contemporanee sconfitte delle rivali nella corsa-scudetto, Milan e Lazio, rispettivamente a Verona e a Napoli. Festeggiammo come pazzi, prima allo stadio, poi in un locale di Torino, con Pietro, solitamente compassato, che era il più scatenato di tutti. Ma anche momenti sportivamente tristi, come la sconfitta in finale di Coppa dei campioni contro l’Ajax di Cruijff, nello stesso anno».

[[atex:gelocal:il-tirreno:sport:1.38367605:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.38367605:1654855138/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Già, la finale maledetta di Belgrado, una delle tante...

«Sì. Sapevamo che loro erano forti, ma non pensavamo di subire così tanto il loro gioco. Ricordo che a fine gara, stremato, dissi proprio ad Anastasi e a Furino, che mi sembrava di aver giocato contro 15 giocatori, non contro 11».

Segue ancora il calcio, la Juventus?

«Sì, abito a Torino per buona parte dell’anno; di professione ora faccio il nonno, ho 75 anni. E vado spesso all’Allianz Stadium, dove vengo sempre accolto molto bene».

[[atex:gelocal:il-tirreno:sport:1.38367679:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.38367679:1654855138/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Le piace la svolta fatta dalla società, Sarri al posto di Allegri, che pure aveva vinto tanto?

«È un cambio importante. Allegri ha fatto benissimo. Credo che Sarri sia stato preso soprattutto per cercare di vincere in Europa. Dove però contano molti fattori, compresa la fortuna, oltre all’allenatore. Che, come diceva l’Avvocato ai miei tempi “deve essere bravo a fare meno danni possibili. Perché per vincere serve avere i campioni”».

[[atex:gelocal:il-tirreno:sport:1.38367622:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.38367622:1654855138/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Un giocatore bianconero di oggi in cui si rivede?

«Direi Demiral, a cui auguro di tornare presto in campo. È un po’ sgraziato, come lo ero io, ma efficace».

Per chiudere: meglio la Juve di questi ultimi anni o la sua?

«Meglio la mia, anzi: le mie, visto che sono rimasto più di dieci anni. Con me c’erano tantissimi fuoriclasse, e non serve che stia a fare l’elenco».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web