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CALCIO E DIRITTI TV 

Ciao domenica, il sabato raddoppia: due partite alle 15

La Lega punta alle “finestre” singole per vendere meglio le partite di serie A sui mercati cinesi e del Sudamerica

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Il sabato raddoppia, avvicinandosi sempre di più al modello vincente, quello della Premier League.

Nello schema del prossimo triennio dei diritti tv, insomma, la serie A potrebbe essere letteralmente spezzata in due tronconi: quattro partite al sabato, di cui due in contemporanea alle 15, e sei alla domenica di cui soltanto due al canonico orario delle tre del pomeriggio.

La nuova dirigenza della Lega calcio vuole provilegiare gli eventi “singoli” per venderli meglio sul mercato cinese ma anche su quello sudamericano, il Brasile in modo particolare, dove gli appassionati di calcio sono molto interessati a quanto accade nel nostro campionato.

Dunque, il futuro è nelle “finestre” singole. Un’idea confermata anche dall’ad della Lega, Luigi De Siervo. «Il modello va verso tutte finestre singole, perché la concorrenza è ormai in ambito internazionale con gli altri campionati e la contemporaneità non giova all’esposizione della serie A».

Sul tema è intervenuto anche il neo presidente della Lega, Paolo Dal Pino: «Ripensare gli orari delle partite? È uno dei temi sollevati da diversi presidenti e sarà oggetto di discussione. Io sono sensibile a questo tema perché dobbiamo pensare a chi guarda il nostro calcio non solo nel nostro Paese: abbiamo potenzialità gigantesche che non possiamo andare a sviluppare se non ragioniamo con questa flessibilità. E’ un tema già oggi oggetto di discussione», le parole di Dal Pino.

Non solo. Nelle prossime settimane la Lega ha in agenda incontri con tutti gli attori potenzialmente interessati all’acquisizione dei diritti televisivi, compreso il colosso Amazon. «Avremo incontri con aziende che non hanno a che fare solo con l'Italia: senza fare nomi, su potenziali diritti internazionali. Sappiamo cosa prende la Liga spagnola, da questo tipo di diritti. Io non so se saremo in grado, e quanto, di far crescere i diritti internazionali. Vista da un outsider che sta entrando in questo campo, io ho vissuto tanto all'esperto, in parte ci vivo e lavoro ancora oggi: per esempio, in Brasile vedo le partite sul canale internazionale della Rai. Prima le vedevo su Espn e Fox, ora ci sono quelle delle altre leghe su questi canali. E lo stesso accade in tutta l'America latina. Non deve essere facile vendere questo tipo di diritti, io non ho ricette da dare. Ma penso che ci voglia più presenza: non puoi vendere i diritti e poi dimenticartene». —.

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