Attenzione
Addio doppio, il tennis è uno sport da single
Troppe spese, poco spettacolo: i big lo ignorano. Bertolucci: se lo eliminassero dagli Slam sarebbero tutti felici....
Ha ancora senso il doppio ? Lo giocano con continuità tennisti più scarsi ma che riescono a guadagnare discretamente. Lo usano i singolaristi per riciclarsi o arrotondare. Forse è ora di porsi la questione. Una specialità che ha un enorme posto nella storia del mondo del tennis ma che ormai è relegata ai margini della disciplina, sia in campo femminile che in campo maschile. Per non parlare del misto che si disputa solo negli Slam, alle Olimpiadi e alla Hopman Cup. Ma ad accendere ulteriormente il dibattito sul doppio sono state le forti dichiarazioni di Jack Sock, diventato n.2 della specialità tre volte campione Slam e medaglia di bronzo olimpica. Per alcuni, il miglior doppista in circolazione. Peccato che non ci tenga per nulla a quest’etichetta.
Dopo una carriera di alto profilo nel singolare, con Top 10 e apparizione alle Finals nel 2017, Sock non prende nemmeno in considerazione un suo passaggio definitivo all’altra specialità. Anche se sarebbe molto remunerativo e probabilmente per uno con il suo talento anche meno faticoso. «Se non sarò di nuovo competitivo in singolare e la mia unica scelta è giocare il doppio allora mi ritiro», ha sentenziato. Il suo ex partner a tempo Mike Bryan, con il quale ha conquistato Wimbledon, US Open e ATP Finals nel 2018, è stato ben meno comprensivo.«Quando va in campo in doppio è fenomenale. E grazie al doppio ha giocato in alcuni degli stadi più importanti al mondo, vinto una medaglia olimpica ed è stato onorato dall’università del Nebraska. Qual è il problema in tutto ciò?».
Conosciamo tutti la carriera dei fratelli Bryan che hanno fatto le loro fortune proprio con il doppio. Ma chi è per eliminarlo è il grande John McEnroe. «Se si eliminasse il doppio, e si dessero quei soldi ai singolaristi classificati tra il n.200 e il n.1000 del mondo, si aiuterebbe la riuscita di questo sport». Questa la proposta shock del grande John. «Sapete quanto ho amato e ami il doppio, ma non lo riconosco più. Il livello dei giocatori che vi si cimentano è troppo bassa». Attualmente il tennista meglio classificato in singolare è Herbert, numero 65. I restanti 15 sono fuori dalla top 100. In passato la situazione vedeva tennisti come Nastase, Connors, McEnroe, Wilander, Edberg vincere e giocare tanti doppi. Il declino inizia negli anni 90. I tre giocatori più a lungo al comando del ranking in quella decade (Sampras, Agassi, Courier) vi si dedicano poco e con scarso successo: nessuno dei tre riesce mai ad andare oltre il terzo turno in un Major. Nel nuovo millennio questa tendenza si consolida.
Esso diventa quasi esclusivamente il terreno di caccia di specialisti e – con poche eccezioni – viene evitato dai migliori interpreti del singolare, a cominciare dai Fab Four. Rafael Nadal ottiene due soli risultati degni di nota giungendo in semifinale nel 2004 allo US Open e vincendo l’oro olimpico nel 2016; Roger Federer ha al suo attivo l’oro olimpico del 2008 e i quarti di finale di Wimbledon nel 2000. Il doppio parrebbe quindi avviato ad un malinconico tramonto. «E' questo il problema: i grandi non lo giocano se non in Davis o in casi straordinari - spiega Paolo Bertolucci, che ha vinto 12 titoli in doppio - se agli organizzatori togliessero il doppio sarebbero contenti perchè ci sarebbero meno spese e soprattutto non attira gli spettatori perchè mai nessuno va a vedere un doppio pagando.
Se Tsitsipas che lo scorso anno era numero 88 ha giocato a inizio l'anno il doppio per migliorare i suoi colpi al volo lo giocasse anche il prossimo anno allora sono sicuro che ci sarebbero gli appassionati che lo andrebbero a vedere anche in doppio. Invece il prossimo anno si concentrerà in singolare, anche perchè è numero sei». Soluzioni? «C'è troppa differenza di montepremi e poi giocare a questi livelli il singolare e il doppio è impossibile - conclude Bertolucci - il circuito è troppo fitto andrebbe integrato in maniera diversa ma i giocatori sono troppo concentrati nel loro percorso. Per me rimane una bella specialità forse adesso è troppo influente il servizio». —
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