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DOPO L’IMPRESA IN UCRAINA 

Quella dea operaia al tavolo dei ricchi Bergamo impazzita per la sua Atalanta

dall'inviato Antonio Barillà
Quella dea operaia al tavolo dei ricchi Bergamo impazzita per la sua Atalanta

In 1500 all’aeroporto per festeggiare gli “eroi” di Kharkiv L’esempio Percassi: gestione oculata, passione, competenza

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Per i bambini di Bergamo, almeno quelli buoni, prima di Babbo Natale arriva Santa Lucia. E al risveglio hanno trovato i regali, chiesti lasciando la letterina nella piccola chiesa di via XX Settembre. Una tradizione senza tempo che si rinnova nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, stavolta anche senza età, perché eccitazione e stupore si estendono agli adulti: non è solo per la spolverata di neve, è per la favola nerazzurra appena scritta a Kharkiv. «Sì, è una Santa Lucia anticipata. Un Babbo Natale per i prossimi dieci anni. Qualcosa di straordinario e pazzesco». Parole di Luca Percassi, ad dell’Atalanta, dopo un verdetto che esalta una città e contagia un Paese: la Dea, al debutto in Champions, costretta a giocare a Milano, sconfitta nelle prime tre partite, si qualifica agli ottavi: orgogliosa accanto ai top club europei, al tavolo con Barcellona e Manchester City, Real Madrid e Liverpool. La città s’arriccia attorno a una squadra che le appartiene. Che ama con fierezza, come Caravaggio o Papa Giovanni XXIII. Da queste parti non si dice “Andiamo allo stadio”, ma ”Andiamo all’Atalanta”. Sciarpe rimaste al collo nel day after lavorativo dopo essere state agitate nei pub e nelle piazze, display destinati alla viabilità che diventano lavagne per celebrare l’impresa, bandiere alle finestre, il nome di Gian Piero Gasperini inciso sul prato di una rotonda: tutto parla della squadra e dell’impresa, di un legame che la famiglia Percassi nutre. Papà Antonio nell’Atalanta ha giocato e sa cosa significa, per questo impasta alto management e gestione familiare, respiro internazionale e radici: conquista l’Europa e setaccia il mondo a caccia di campioni, ma a ogni bambino che nasce regala la maglia nerazzurra e scova talenti oltre l’uscio. Tutti celebriamo la prima squadra, il suo calcio sfrontato e il carattere di ferro, ma la Primavera ha dominato il girone di Youth League e ha tantissimi ragazzi di Bergamo. La tradizione che continua benché il fatturato sia aumentato e la squadra diventata grandissima. Atterrata alle 2,30, dopo ore di cielo e di festa, pensa di attraversare in pullman quel mare di folla, ma rinuncia perché i tifosi sono andati tutti in aeroporto ad attenderla. Millecinquecento, forse più: bandiere e fumogeni, applausi e cori, il sorriso di Freuler oltre il vetro, in piedi accanto all’autista. In piccolo, stessa scena in Ucraina, l’abbraccio dei 500 che hanno seguito la Dea, che hanno urlato allo stadio e saccheggiano le birre in aeroporto per brindare, quelli ci hanno creduto fino in fondo. A Zingonia, un giro di spumante e un po’ di sonno, quindi allenamento di scarico. Oggi si ricomincia, la Champions è alle spalle, c’è Bologna e non sono ammesse distrazioni. Provincia operosa, che pensa in grande ma non si stacca da terra. L’Atalanta è una lezione romantica: nel calcio dei fatturati, delle cifre folli, con competenza e programmazione puoi volare sempre più in alto. La società trasforma talentini in campioni, li cede realizzando plusvalenze milionarie e poi ha saputo rinnovarsi senza smarrire competitività. Fino ad arrivare tra le top 16 d’Europa: domani sera, alla spaghettata nerazzurra ci saranno 600 tifosi. E i ricavi andranno a sostegno dell’associazione oncologica bergamasca. L’Atalanta e la sua gente sono anche questo: un cuore grande così. —

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