La protesta
Quella dea operaia al tavolo dei ricchi Bergamo impazzita per la sua Atalanta
In 1500 all’aeroporto per festeggiare gli “eroi” di Kharkiv L’esempio Percassi: gestione oculata, passione, competenza
Per i bambini di Bergamo, almeno quelli buoni, prima di Babbo Natale arriva Santa Lucia. E al risveglio hanno trovato i regali, chiesti lasciando la letterina nella piccola chiesa di via XX Settembre. Una tradizione senza tempo che si rinnova nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, stavolta anche senza età, perché eccitazione e stupore si estendono agli adulti: non è solo per la spolverata di neve, è per la favola nerazzurra appena scritta a Kharkiv. «Sì, è una Santa Lucia anticipata. Un Babbo Natale per i prossimi dieci anni. Qualcosa di straordinario e pazzesco». Parole di Luca Percassi, ad dell’Atalanta, dopo un verdetto che esalta una città e contagia un Paese: la Dea, al debutto in Champions, costretta a giocare a Milano, sconfitta nelle prime tre partite, si qualifica agli ottavi: orgogliosa accanto ai top club europei, al tavolo con Barcellona e Manchester City, Real Madrid e Liverpool. La città s’arriccia attorno a una squadra che le appartiene. Che ama con fierezza, come Caravaggio o Papa Giovanni XXIII. Da queste parti non si dice “Andiamo allo stadio”, ma ”Andiamo all’Atalanta”. Sciarpe rimaste al collo nel day after lavorativo dopo essere state agitate nei pub e nelle piazze, display destinati alla viabilità che diventano lavagne per celebrare l’impresa, bandiere alle finestre, il nome di Gian Piero Gasperini inciso sul prato di una rotonda: tutto parla della squadra e dell’impresa, di un legame che la famiglia Percassi nutre. Papà Antonio nell’Atalanta ha giocato e sa cosa significa, per questo impasta alto management e gestione familiare, respiro internazionale e radici: conquista l’Europa e setaccia il mondo a caccia di campioni, ma a ogni bambino che nasce regala la maglia nerazzurra e scova talenti oltre l’uscio. Tutti celebriamo la prima squadra, il suo calcio sfrontato e il carattere di ferro, ma la Primavera ha dominato il girone di Youth League e ha tantissimi ragazzi di Bergamo. La tradizione che continua benché il fatturato sia aumentato e la squadra diventata grandissima. Atterrata alle 2,30, dopo ore di cielo e di festa, pensa di attraversare in pullman quel mare di folla, ma rinuncia perché i tifosi sono andati tutti in aeroporto ad attenderla. Millecinquecento, forse più: bandiere e fumogeni, applausi e cori, il sorriso di Freuler oltre il vetro, in piedi accanto all’autista. In piccolo, stessa scena in Ucraina, l’abbraccio dei 500 che hanno seguito la Dea, che hanno urlato allo stadio e saccheggiano le birre in aeroporto per brindare, quelli ci hanno creduto fino in fondo. A Zingonia, un giro di spumante e un po’ di sonno, quindi allenamento di scarico. Oggi si ricomincia, la Champions è alle spalle, c’è Bologna e non sono ammesse distrazioni. Provincia operosa, che pensa in grande ma non si stacca da terra. L’Atalanta è una lezione romantica: nel calcio dei fatturati, delle cifre folli, con competenza e programmazione puoi volare sempre più in alto. La società trasforma talentini in campioni, li cede realizzando plusvalenze milionarie e poi ha saputo rinnovarsi senza smarrire competitività. Fino ad arrivare tra le top 16 d’Europa: domani sera, alla spaghettata nerazzurra ci saranno 600 tifosi. E i ricavi andranno a sostegno dell’associazione oncologica bergamasca. L’Atalanta e la sua gente sono anche questo: un cuore grande così. —
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